Cronaca

Clima, Alpi sommerse dalla neve. È pericolo valanghe

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Maltempo. Il “Ciclone Luis” ha lasciato il Piemonte, lasciando però dietro di sé milioni di danni, traffico paralizzato, frane, allagamenti, seicento sfollati e una vittima:

Rosanna Parodi, 52 anni, di Sezzadio (nell’Alessandrino), travolta dalla piena del Bormida mentre si recava in auto per andare a lavorare nella casa di riposo del paese.

La circolazione autostradale sta tornando alla normalità, anche se resta interrotta l’A6 Torino-Savona, chiusa con il crollo del viadotto ad Altare in Valle Bormida.

Riaperte invece la A5 Torino-Aosta, chiusa per precauzione per la grossa frana che incombe su Quincinetto (Torino), e la A21 Torino-Piacenza, dove domenica sera si era improvvisamente creato un cratere con un diametro di una decina di metri, evitato da un’auto in transito.

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A Torino, che ieri si era svegliata in parte isolata, la piena del Po è scesa sotto la soglia d’allarme.

A preoccupare però, è il forte pericolo valanghe.

Oltre i 2.300 metri di altitudine l’altezza della neve fresca raggiunge in alcune località i 2 metri e 10 centimetri.

Sulle Alpi torinesi, dopo le abbondanti nevicate che hanno depositato in quota dai 70 centimetri a più di un metro di neve, è tempo di slavine e di valanghe, innescate dalla pioggia e da un lieve innalzamento delle temperature.

I cumuli di neve si sono staccati a decine sotto le Alpi Graie e, alcuni suggestivi distacchi, sono anche stati filmati da chi abita a Balme o Ceresole Reale, ad esempio.

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Come avverte il bollettino dell’Arpa, sono attese numerose valanghe spontanee di dimensioni da medie a molto grandi, che potranno ancora raggiungere la viabilità e le infrastrutture di fondovalle, soprattutto nei siti dove non ha ancora “scaricato”.

Alcune amministrazioni dei Comuni di fondo valle come Balme, Usseglio e Ceresole hanno emesso ordinanze che vietano a chiunque di praticare lo sci fuori pista o fare passeggiate nella neve con le ciaspole.

Perché è già andata molto bene ai due escursionisti che, ieri, sono stati salvati dagli uomini del soccorso alpino e da soccorso alpino della guardia di guardia di finanza e dei vigili del fuoco sulle montagne di Sauze di Cesana.

Sulle montagne in provincia di Torino sono stati salvati due giovani escursionisti, intrappolati dalla tormenta di neve in un rifugio dell’Alta Valle di Susa.

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In Valle d’Aosta è, invece, cessata l’emergenza: Champorcher e Gressoney sono uscite dall’isolamento.

Il Ticino, che divide la Lombardia dal Piemonte, è esondato a Pavia. Ed è allerta per il Po da Cremona a Parma.

In Piemonte, alluvione del Tanaro e del Po nel 1994 causò 70 morti, in venticinque anni non si è fatto abbastanza, anzi, il consumo del suolo è aumentato rendendo il territorio più vulnerabile.

“Frane, crolli e intere comunità isolate, la vera emergenza è il dissesto idrogeologico, non l’autonomia o la legge elettorale” – ha dichiarato il capogruppo in Regione Piemonte di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, che in una nota ha annunciato: “O si trovano in fretta le risorse per garantire al Piemonte un piano organico di gestione del dissesto idrogeologico, capace non solo di mettere in sicurezza il territorio ma anche di dare lavoro alle piccole e medie imprese sparse in Piemonte, o bloccheremo il bilancio di assestamento che hanno così fretta di approvare”.

Fatti come questo, non fanno altro che rimarcare come il problema del dissesto idrogeologico sia in Italia all’ordine del giorno e necessiti di un intervento strutturale e pianificato per prevenire ulteriori rischi.

Il premier Giuseppe Conte da Melfi ha parlato della urgenza di accelerare i tempi di spesa degli 11 miliardi di euro che, in un piano pluriennale, sono stati destinati alla protezione del territorio nazionale.

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