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Clima, l’allarme: nel 2020 in Europa caldo e pioggia record. E l’Artico si sta sciogliendo e bruciando

Clima, allarme in Europa: record di temperature e pioggia
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Il 2020 rischia di essere ricordato come un ‘annus horribilis’ anche dal punto di vista climatico. Sono allarmanti i dati che emergono dall’ultimo report del Copernicus Climate Change Service (C3S), soprattutto per quanto riguarda l’Europa e l’Artico.

Se l’Accordo di Parigi del 2015 sul clima impegnava i paesi firmatari a contenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5-2°C rispetto alla media della metà del XIX secolo, i sei anni successivi sono stati i più caldi di sempre. “La tendenza degli ultimi tre, cinque, dieci anni è inequivocabile. Bisogna agire con urgenza”, spiega Jean-Noel Thepaut, direttore dello European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, all’Afp.

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Se la tendenza dovesse consolidarsi, vaste fasce tropicali rischiano di essere invivibili entro il 2050 e l’aumento del livello del mare potrebbe sommergere località costiere abitate da decine, se non centinaia di milioni di persone. “Le temperature globali, così come l’innalzamento del livello del mare, hanno mostrato una forte accelerazione negli ultimi 10-15 anni. Tutti i dati indicano che ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata“, aggiunge Thepaut.

Il report del C3S sull’Europa mostra chiaramente due aspetti: nell’autunno e nell’inverno del 2020 il nostro continente ha vissuto non solo un aumento anomalo delle temperature, ma anche quello delle precipitazioni, anche a causa della tempesta Alex che ha investito soprattutto la Gran Bretagna, la Francia e le Alpi in Italia. Le precipitazioni, a ottobre, sono state il triplo della media stagionale, con conseguenti alluvioni distruttive.

 

 

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Se i dati dell’Europa preoccupano, quelli dell’Artico sono ancora più allarmanti. Come spiega Freja Vamborg, ricercatrice tra gli autori del report del C3S, le zone artiche hanno subìto un incremento record delle temperature, ma soprattutto la parte più settentrionale della Siberia“. Nell’Artico, infatti, il 2020 è stato il secondo anno più caldo di sempre, con temperature in superficie di 2.2°C più alte rispetto alla media trentennale 1981-2010 e di 3°C più alte della media pre-industriale. Nei mari dell’Artico, inoltre, per tutta l’estate e l’autunno dello scorso anno si è registrato un record negativo della banchisa.

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Il caso della Siberia artica è il limite: nel 2020 le temperature sono state alte più di 6°C rispetto alla media della fine del XX secolo. La siccità ha causato addirittura i cosiddetti incendi-zombie, causati dalla presenza di carbonio nella torba e che con l’estate rischiano di scatenarsi dopo essere rimasti latenti e ‘in letargo’ durante i mesi più freddi. La tendenza è inequivocabile, anche a causa delle sempre maggiori concentrazioni, nell’atmosfera, di gas serra come il diossido di carbonio (CO2) e il metano (CH4).

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