Clima, allarme CO2 dietro la ripresa delle attività economiche dopo i lockdown per il Covid. Una stima del Global Carbon Project indica che nel 2021 il mondo sfiorerà il record delle emissioni, raggiunto due anni fa.

Clima, allarme CO2 dietro la ripresa delle attività economiche dopo i lockdown per il Covid. Una stima del Global Carbon Project indica che nel 2021 il mondo sfiorerà il record delle emissioni di gas climalteranti raggiunto nel 2019. La pandemia aveva fatto calare del 5,4% le emissioni nel 2020, mentre quest’anno l’aumento è stato ancora più alto di quanto ci si potesse aspettare. Nel rapporto del GCP viene anche indicato come, ovunque a livello mondiale, ben poco dei fondi di emergenza dedicati alla ripresa economica è stato investito nell’economia green.

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Nessun Paese al mondo sembra costituire un’eccezione sull’aumento delle emissioni di CO2. La Cina, il più inquinante del pianeta, non solo ha visto aumentare le emissioni nel 2020, ma si stima che le incrementerà ulteriormente del 4% quest’anno. L’India ha praticamente raddoppiato le emissioni rispetto a un anno fa, con una stima del +12,6%. Non fanno eccezione neanche Stati Uniti e Ue, con un aumento stimato del 7,6% nel 2021 e nonostante una tendenza in calo rispetto agli anni scorsi. Gli scienziati lanciano l’allarme: a questi ritmi, è facilmente ipotizzabile che nel 2022 possa essere superato il record del 2019.

 

La professoressa Corinne Le Quéré, dell’Università dell’East Anglia, ha invitato i leader mondiali a fare una ‘verifica della realtà’. “Quello che colpisce di più è la rapida e intensa ripresa delle emissioni, nonostante l’economia globale non sia ancora tornata ai livelli pre-pandemia” – ha spiegato la scienziata, co-autrice dello studio, ripresa anche dal Guardian – “Ci vorrà tempo per vedere gli effetti delle politiche climatiche che saranno decise alla Cop26 e servono azioni più ambiziose“.
Un monito arriva anche da Glen Peters del Centro per la ricerca climatica internazionale di Oslo: “I fondi per la ripresa sono stati destinati ancora una volta all’economia ‘sporca’, con ben pochi investimenti nelle attività a basso impatto ambientale“.

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