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Clima, il 2020 sarà un anno fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici

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Dal forum di Davos attualmente in corso al COP26 di Glasgow di fine anno, il 2020 sarà ricco di incontri nei quali bisognerà trovare una soluzione alla minaccia dei cambiamenti climatici.

I leader mondiali e gli esperti di economia che si incontreranno a Davos dovranno confrontarsi per la prima volta con un’ agenda principalmente incentrata sui cambiamenti climatici e la crisi ambientale. Le preoccupazioni sulla finanza e l’economia sono state escluse dalle prime posizioni della lista a favore di queste cinque problematiche: clima e condizioni metereologiche, fallimento nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici, l’inquinamento causato dall’uomo, la perdita della biodiversità e il seguente collasso degli ecosistemi e i disastri naturali come terremoti, tsunami ed eruzioni.

Gli attivisti di tutto il mondo hanno portato avanti la causa ambientale negli ultimi anni e sembra che finalmente i potenti del mondo siano disposti a dargli ascolto. In alcuni casi può essere troppo tardi per agire ed evitare le conseguenze di azioni troppo a lungo ritardate. Da quando gli accordi di Parigi sono stati firmati nel 2015, le emissioni di gas ad effetto serra sono aumentate del 4% e nonostante ci siano segni di rallentamento, questo potrebbe non essere abbastanza.

Secondo il report dell’ Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystems Services gli oceani hanno raggiunto temperature mai registrate, un milione di specie rischiano l’estinzione, il numero di animali è sceso dell’80%, metà degli ecosistemi chiave sono andati distrutti e la popolazione degli insetti è in declino.

L’IPCC, International Panel on Climate Change, ha spiegato che il mondo è sulla via per raggiungere un aumento delle temperature di 1.5°C entro il 2030. Le temperature sono già aumentate di 1°C dal 2015 e il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato. Ashim Paun di HSBC banking ha spiegato: “Il 2020 sarà un anno di svolta? I nostri clienti stanno mettendo sempre di più i cambiamenti climatici al centro dei loro investimenti. Quindi osserviamo attentamente i maggiori eventi politici di quest’anno: i dettagli del EU green deal annunciato dalla Commissione Europea, il risultato di alcune elezioni tra cui quelle degli Stati Uniti dove il clima è al centro del dibatto e il Cop 26 di Glasgow che dovrà riacquistare credibilità dopo il fallimento dello scorso anno”.

C’è un’ abbondanza di persone in tutto il mondo che vuole essere coinvolta e influenzare la direzione di questo decennio: “il 2019 ha dimostrato che l’attivismo funziona” ha spiegato Richard George di Greenpeaceil fantastico contributo degli scioperi studenteschi e di Extinction Rebellion, insieme a molti altri, ci ha portato ad avere obiettivi a zero emissioni e un consapevolezza quasi universale sul fatto che non solo i cambiamenti climatici stiano avvenendo ma che sono necessarie azioni vitali e urgenti. Quello che abbiamo bisogno adesso è di azioni reali per liberare il settore dell’energia, dei trasporti, del cibo e della finanza dalle emissioni e per farlo bisogna fare pressione su politici e corporazioni. Questo è l’anno giusto per farlo”.

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Nel corso dell’anno ci saranno conferenze internazionali per discutere di clima, oceani, biodiversità, deforestazione ed altri problemi ambientali. Molti obiettivi e scadenze sono ancorati al 2020, e i governi e le imprese dovranno rispondere di ogni fallimento legato a questi obiettivi. Il mondo sta cambiando e i politici si stanno rendendo conto che le persone non sono più disposte ad accettare passivamente la distruzione dell’ambiente. Ecco a quali eventi assisteremo nel corso dell’anno:

  • Clima

Sono passati cinque anni dagli accordi di Parigi dove le nazioni hanno promesso di limitare l’aumento delle temperature entro i 2°C rispetto alle temperature preindustriali. Da allora però i progressi si sono arenati. Il COP25 di Madrid si è concluso senza alcun accordo sulle implementazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi imposti. Più importante, gli impegni presi dai paesi sulla riduzione delle emissioni sono inadeguati e porteranno ad un aumento delle temperature di circa 3°C. Questo rende il summit di Glasgow di novembre il più importante da quello di Parigi del 2015. Se Donald Trump dovesse essere ancora Presidente, alcuni paesi potrebbero seguire l’esempio degli Stati Uniti e ritirarsi dall’accordo, tra cui Brasile, Russia e Arabia Saudita. Questo sarebbe una tragedia ed un chiaro messaggio da parte della società rispetto ai cambiamenti climatici.

  • Elezioni Presidenziali USA

Donald Trump ha messo a serio rischio la protezione ambientale durante il suo primo mandato; un secondo potrebbe continuare sulla stessa linea. In termini internazionali la sua influenza è stata funesta: il Presidente ha dato il via al processo per un ritiro formale dagli accordi di Parigi e la decisione entrerà in vigore il giorno dopo le elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. Il COP26 avrà inizio il 9 novembre ma la delegazione americana in ogni caso sarà composta da membri scelti da Trump.

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I diplomatici britannici saranno costretti a far riferimento alle relazioni amichevoli fra Trump e Boris Johnson per assicurarsi che gli USA non giochino un ruolo distruttivo. Trump parteciperà anche al G7 di giugno, il che vuol dire che l’ambiente non farà parte dell’agenda. In alcuni anni passati, in particolare nel 2005 e nel 2007, le discussioni sul clima tenute al G8 sono state fondamentali per introdurre il tema all’Assemblea Generale dell’ONU. Quest’anno non sarà così.

  • Oceani

La plastica, la sovrapesca, il surriscaldamento e l’acidificazione derivanti dai cambiamenti climatici stanno mettendo in crisi l’ecosistema oceanico. Al World Ocean Summit di inizio marzo a Tokyo saranno presentati gli ultimi dati sulla salute degli oceani insieme alle prime soluzioni al problema. Sempre nello stesso mese, più precisamente dal 23 marzo al 3 aprile, si terrà l’ultimo meeting delle Nazioni Unite sullo sforzo di creare un nuovo trattato globale sulla conservazione degli oceani. L‘Interngovernmental Conference mira a creare dei nuovi strumenti legali “sulla conservazione e l’utilizzo sostenibile della diversità biologica marina nelle aree sottoposte alle giurisdizioni nazionali”.

  • Biodiversità

Gli ecosistemi di tutto il mondo, dall’Amazzonia all’Antartico, sono sull’orlo del collasso a causa delle attività umane di ogni tipo. Due meeting nel 2020 saranno concentrati principalmente sulla perdita della biodiversità e sui modi per arginarla. Il World Conservation Congress, un evento che si tiene ogni quattro anni organizzato dall’International Union for the Conservation of Nature, l’organizzazione che si occupa di compilare una lista delle specie minacciate e a rischio estinzione. L’evento si terrà a Marsiglia in Francia.

Il secondo sarà composto da una serie di incontri sulla biodiversità organizzati dalle Nazioni Unite che termineranno nel meeting di ottobre a Kunming, in Cina, dove i progressi, o l’assenza di progressi, sulla protezione della flora e della fauna saranno valutati. L’attuale piano globale sulla biodiversità scade nel 2020 e i suoi obiettivi chiave probabilmente sono falliti. Un nuovo piano per il decennio verrà adottato a Kunming.

  • Obiettivi di sviluppo sostenibile

Gli accordi di Parigi non sono stati gli unici accordi internazionali del 2015; nel corso dell’anno l’Onu ha stilato una serie di obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Gli obiettivi sono 17 e riguardano tematiche come l’eliminazione della povertà e della fame, la parità di genere, l’accesso alla salute e alla sanità nei paesi in via di sviluppo e l’accesso all’acqua potabile. Molti obiettivi scadranno nel 2030 ma quest’anno i progressi fatti negli ultimi cinque anni verranno valutati nell’assemblea delle Nazioni Unite di giugno.

  • Le imprese

Gli ultimi anni hanno visto una nuova ondata di attivismo ambientale rivolto alle imprese, attraverso campagne di disinvestimento verso i combustibili fossili, sponsorizzazioni o azioni dirette. Queste aumenteranno nel 2020. BlackRock, il più grande fondo d’investimento del mondo, ha recentemente annunciato che non sosterrà più i progetti d’investimento ad alto rischio ambientale e molti altri fondi di investimento potrebbero seguire questa scelta.

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Ci sono molti modi con cui le persone possono incidere in questo settore, interrogandosi sui propri fondi pensione, unendosi alle proteste o perfino diventando azionisti dei fondi.

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  • Trasporti

La globalizzazione ha portato ad un aumento delle emissioni derivanti dalle consegne e dai trasporti, che ad oggi rappresentano il 3% di tutte le emissioni ma che raggiungeranno il 17% entro il 2050. Le emissioni in questo settore sono state escluse deliberatamente dalle negoziazioni dell’ONU e sono pochi i progressi fatti negli ultimi 20 anni per ridurre le emissioni di una delle forme più “sporche” di trasporto.

Nell’International Maritime Organisation meeting di marzo a Londra, i paesi dovranno trovare nuovi modi per raggiungere la volontà dell’Onu di dimezzare le emissioni dei trasporti entro metà secolo, un obiettivo comunque inadeguato secondo gli attivisti.

  • Deforestazione

Nel 2010, le imprese di tutto il mondo si sono unite per raggiungere l’obiettivo di vietare la deforestazione delle palme da olio a partire dal 2020. Quest’obiettivo sembra essere lontano da essere raggiunto ma, al Consumer Goods Forum di giugno a Londra le compagnie dovranno mostrare i loro progressi e quello che intendono fare per raggiungere l’obiettivo.

L’olio di palma è uno dei maggiori responsabili della deforestazione, in particolare nel Sud-est Asiatico dove la fauna è fortemente a rischio a causa dell’abbattimento delle foreste. I consumatori hanno l’opportunità di fare una scelta: nessuno vuole contribuire all’estinzione delle specie e ci sono modi per produrre naturalmente le risorse. E’ compito delle compagnie e dei rivenditori trovare una soluzione.

 

  • EU Green deal

La nuova Commissione Europea è entrata in carica lo scorso anno con una promessa: “un green deal” per l’Europa, con il quale l’intera economia europea e le direttive europee saranno obbligate a mettere la protezione ambientale al centro dei propri interessi. Energia pulita, trasporti e industrie creeranno nuovi posti di lavoro “verdi” che andranno a rimpiazzare quelli persi a causa dell’ inquinamento e i cittadini potranno godere di aria pulita, acqua e un ambiente più in salute.

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Questo è l’obiettivo, in linea teorica. Raggiungere queste promesse porterà a scelte difficili e saranno necessari grandi sforzi diplomatici e, nel corso dell’anno, la Commissione, i paesi membri e il Parlamento Europeo dovranno prendere una serie di decisioni coraggiose. L’Unione Europea giocherà un ruolo fondamentale nel COP26 e nel summit EU-China previsto a settembre a Lipsia in Germania. Con gli USA che hanno rigettato gli accordi di Parigi, la cooperazione tra gli altri due grandi emettitori del mondo sarà fondamentale per evitare il fallimento del COP26.

 

 

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