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Clima, il 2019 è stato l’anno dell’emergenza climatica

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Il 2019 ha visto più di mille governi dichiarare l’emergenza climatica. Non sempre però alle dichiarazioni sono seguite azioni per contrastare i cambiamenti climatici.

I cambiamenti climatici hanno spinto centinaia di governi nel mondo a dichiarare “l’emergenza climatica” nel 2019. Nonostante la dichiarazione sia più che altro un gesto simbolico, in alcuni casi è servita come punto di partenza per azioni concrete. La dichiarazione è anche il punto di arrivo degli sforzi dei gruppi di attivisti, che da anni lottano per spingere i governi a prendere iniziative per affrontare i cambiamenti climatici. “Quest’anno il movimento Climate Emergency ha raggiunto un punto di svolta e migliaia di persone hanno iniziato ad interessarsi al clima e a chiedere dei cambiamenti” ha scritto Laura Berry, direttrice delle ricerche e delle pubblicazioni di Climate Mobilization. Il suo gruppo è dietro alla campagna per spingere i governi di tutto il mondo a dichiarare l’emergenza.

 

Laura sostiene che il suo movimento sia cresciuto esponenzialmente quest’anno. Sul finire dell’anno più caldo del decennio le dichiarazioni di emergenza climatiche sono passate da piccole città ad interi continenti. Nel maggio del 2019 il Regno Unito è diventato il primo governo nazionale a dichiarare lo status. A novembre il Parlamento Europeo ha fatto lo stesso. Nello stesso mese 11,000 scienziati hanno firmato una dichiarazione che sostiene che la Terra stia andando incontro ad una “emergenza climatica” e il Dizionario di Oxford ha scelto “emergenza climatica” come parola dell’anno. Oggi, 800 milioni di persone vivono in aree a rischio a causa del riscaldamento globale.

Emergenza climatica, la parola dell’anno secondo l’Oxford English Dictionary

Si tratta di un enorme passo avanti se si considera che la prima dichiarazione di emergenza è stata fatta da Darebin, una piccola cittadina dell’Australia nel 2016. Climate Mobilization ha spiegato che il 1° gennaio 2019 erano 233 le dichiarazioni di emergenza in tutto il mondo; ad oggi le dichiarazioni ufficiali sono 1,288. Per la maggior parte dei casi queste dichiarazioni non hanno portato a nessun cambiamento ma in alcuni casi ci sono stati degli sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. New York City è diventata la prima grande città del mondo a dichiarare l’emergenza a giugno. Nella dichiarazione si richiede “una mobilitazione di emergenza per combattere i cambiamenti climatici” senza molti dettagli su come precedere. Ma la dichiarazione è giunta insieme alla proposta di legge chiamata “Green New Deal” che prevede l’impegno della città per rendere i propri edifici efficienti e ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050.

Clima, 11 mila scienziati dichiarano lo stato d’emergenza

“Se dobbiamo fermare i cambiamenti climatici, dobbiamo dire la verità” ha spiegato Ash Sanders di Extinction Rebellion dopo la dichiarazione di New York “abbiamo dieci anni per trasformare i nostri comportamenti, la nostra economia e la nostra cultura per preservare la vita sulla terra. Dichiarando l’emergenza climatica, la città sta facendo un passo avanti in questo processo”. Questa dichiarazione inoltre ha permesso alle municipalità di mettere l’ambiente alla cima delle proprie priorità, nonostante la sfera di competenza appartenga alle sfere più alte. Negli Stati Uniti, uno dei più grandi inquinatori al mondo, le città, le contee e gli Stati stanno facendo degli sforzi per contrastare i cambiamenti climatici mentre il Presidente Trump ha diminuito i fondi destinati alla protezione ambientale. Secondo il report di Bloomberg di questo mese, le municipalità che stanno combattendo i cambiamenti climatici sono pronte a tagliare le emissioni dei gas ad effetto serra del 30% entro il 2030. Quando South Portland nel Maine ha dichiarato l’emergenza ad ottobre, ha incluso la promessa di tagliare completamente le emissioni nel prossimo decennio.

Sessantotto tra città e contee hanno dichiarato l’emergenza negli Stati Uniti, di cui sessanta nel 2019, tra cui grandi città come Miami e Austin. L’Unione Europea è diventato il primo blocco a dichiarare l’emergenza, mettendo pressione ai paesi dell’Unione per raggiungere i propri impegni. “Possiamo guardare la dichiarazione di emergenza del Parlamento Europeo e dire “guardate, avete detto che c’è un’emergenza perciò agite come se fosse un’emergenza” ha spiegato Jonathan Gaventa di E3G. Poco dopo la dichiarazione d’emergenza, il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha proposto il Green Deal Europeo che prevedere il raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050.

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Raggiungere gli obiettivi entro il 2050 è quello che gli scienziati considerano come necessario per evitare la catastrofe. Per farlo è necessario eliminare la dipendenza del mondo dai combustibili fossili. Non raggiungerli metterebbe a rischio il 70% delle coste mondiali. Con cosi tanto da perdere, il 2020 potrebbe essere un anno fondamentale per il clima. I candidati democratici negli Stati Uniti hanno messo l’emergenza climatica al centro della propria agenda per le elezioni di fine anno. Il senatore Bernie Sanders ha introdotto una risoluzione al Senato sull’argomento e il miliardario Tom Steyer ha detto che qualora venisse eletto, dichiarerebbe l’emergenza climatica nel primo giorno della presidenza.

“Questo problema non può essere risolto se non viene considerata come la priorità” ha spiegato il filantropo durante la sua corsa per le primarie del Partito Democratico.

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