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Siamo davvero sicuri che possa esserci giustizia climatica senza quella sociale?

Crisi del clima, il problema nel problema: l’inquinamento causato dai più ricchi. Un fenomeno che vale tanto a livello ‘macro’, con le emissioni da parte dei Paesi più produttivi che vanno a svantaggio di quelli più poveri, ma non solo. Ci sono anche dei super ricchi, che si spostano con i loro jet privati, anche solo per coprire brevi distanze, in pochi minuti di volo. Si fa presto a condannare lo scandalo dei voli fantasma, aerei vuoti che le compagnie aeree fanno comunque partire per non perdere i propri slot negli aeroporti. Ma poi magari si inneggia a quei vip che rappresentano una parte del problema.

Kylie Jenner nella bufera

L’ultima, in ordine di tempo, è stata Kylie Jenner, finita al centro delle polemiche dopo aver viaggiato per appena 17 minuti a bordo del proprio jet privato (fonte CelebJets). Il tutto, subito dopo un altro viaggio, solo di poco più lungo (27 minuti). Molto criticata è stata anche la foto postata su Instagram, in cui appare insieme al fidanzato, il rapper Travis Scott, sulla pista di un aeroporto, in mezzo a due jet privati. “Vuoi prendere il mio o il tuo?“, la didascalia del post scelto dalla 24enne ereditiera e influencer.

I commenti non sono stati certo teneri. “Una mancanza di rispetto assoluta verso il Pianeta” – scrivono gli utenti su Twitter – “Una criminale climatica a tempo pieno“. Il volo di 17 minuti di Kylie Jenner, secondo una stima, ha emesso una tonnellata di CO2, che da sola è pari ad un quarto dell’impronta di carbonio media di ciascuna persona al mondo. Andando in auto, lo stesso tragitto (da Los Angeles a Camarillo, in California) sarebbe stato coperto in circa 40 minuti. Kylie Jenner, poi, è particolarmente recidiva: nel giugno scorso, per due volte, si è spostata su una distanza così breve che il suo jet privato ha impiegato solo nove minuti per coprirla.

 

I voli privati di vip super ricchi

Kylie Jenner non è però di certo l’unica. Peggio di lei, ad esempio, ha fatto il pugile Floyd Mayweather, che in 10 minuti si è diretto a Las Vegas da una vicina città del Nevada. C’è poi il rapper canadese Drake, che nel suo Paese si è spostato per un volo di appena 18 minuti (e lo ha fatto per ben cinque volte). I dati riportati dal Guardian riguardano solo i mesi di giugno e luglio, ma danno un’idea del problema. Sotto accusa ci sono anche il cantante country Kenny Chesney (un volo da 20 minuti), l’ex golfista Jack Nicklaus (due voli da 21 minuti), Kim Kardashian (sorellastra di Kylie Jenner, con tre voli da 30 minuti) e l’attore Mark Wahlberg (quattro voli da 40 minuti ciascuno).

Il jet privato come status symbol

Non sono sorpreso che le persone si arrabbino molto per questo, hanno ragione“, ha spiegato Jack Sweeney, il creatore di Celebrity Jets che traccia i voli dei vip ed è diventato l’incubo di Elon Musk. Il giovane e brillante studente però ci tiene ad ‘assolvere’ il fondatore e proprietario di Tesla e SpaceX. “Elon cerca di essere il più veloce ed efficiente possibile, senza troppi fronzoli” – spiega Sweeney – “Poi c’è Kim Kardashian che vola per tratte lunghe e brevi, ma sembra farlo più per farsi vedere e per postare hashtag e slogan come Kim Air“.

Vip e super ricchi, impatto fuori misura

I jet privati, stando a uno studio del 2016, sono responsabili di circa il 4% delle emissioni totali nel campo dell’aviazione. Tuttavia, ogni anno emettono oltre 33 milioni di tonnellate di gas serra, più di tutta la Danimarca. E dal momento che trasportano poche persone, rispetto agli aerei commerciali, il tasso di inquinamento per singolo passeggero varia da 5 fino a 14 volte di più. “Questi voli così sorprendentemente brevi hanno un impatto immenso sulle emissioni totali dell’aviazione. Il problema è nazionale ma ha un impatto su tutto il mondo” – ha spiegato l’avvocato Scott Hochberg, del Center for Biological Diversity’s Climate Law Institute – “Si inizia con Kylie Jenner e altri vip che volano con i jet privati, ma è solo la punta dell’iceberg. Gli Stati Uniti sono il Paese al mondo con più ricchi che hanno jet privati e possono accadere ai voli più lussuosi. Sono tanti, semplicemente molti di loro non sono così famosi“.

Lo squilibrio dell’1%

Le emissioni dei voli privati, negli Stati Uniti, hanno subito una forte ascesa sin dagli anni ’90. Ma il problema è globale: in Francia, ad esempio, il 10% dei voli era costituito da aerei privati e la metà di questi aveva viaggiato per meno di 500 chilometri. Il problema è ambientale e sociale: l’1% della popolazione mondiale, con gli aerei, è responsabile di metà delle emissioni totali. Un po’ quello che accade anche con le industrie inquinanti dei Paesi più ricchi. Le soluzioni non sono semplici. Le principali compagnie aeree negli Usa hanno annunciato di voler utilizzare carburanti sostenibili e a basse emissioni, tra cui l’idrogeno, mentre Joe Biden ha spiegato l’anno scorso di voler tagliare le emissioni dell’aviazione di almeno il 20% entro il 2030. Si tratta però solo di un target facoltativo e non vincolante.

Giustizia climatica e sociale

Il problema è anche politico. La giustizia climatica non può prescindere da quella sociale. È quanto spiegato anche da Achille Occhetto nel suo libro ‘Perché non basta dirsi democratici. Ecosocialismo e giustizia sociale’. “Negli Stati Uniti, ma non solo, la decarbonizzazione dell’aviazione è un argomento di cui tutto parlano ma che nessuno affronta in concreto” – spiega Nikita Pavlenko, ricercatore dell’International Council on Clean Transportation – “I ricchi e i vip devono diventare un esempio positivo. Dovrebbero evitare gli aerei, oppure lanciare dei messaggi di sostenibilità che vanno però accompagnati da fatti concreti, come ad esempio la scelta di carburanti sostenibili o a zero emissioni per i loro aerei“. Ma il rischio è che tutto questo cada nel vuoto, facendo valere per l’ennesima volta il postulato del Marchese del Grillo.