clima Vanessa Nakate Africa Cop27

L’attivista ugandese per il clima è il volto più noto, a livello mondiale, tra quelli africani. L’appello nei confronti dei leader mondiali che si riuniranno in Egitto.

C’è grande attesa, a poco più di un mese di distanza, per la Cop27 che si terrà in Egitto, a Sharm el-Sheikh. Un appuntamento che dovrebbe rappresentare una svolta per l’Africa, il continente meno responsabile delle emissioni di CO2 ma anche quello più colpito dalle conseguenze della crisi climatica. In particolare, uno dei temi da affrontare è quello delle perdite e dei danni legati al clima con cui compensare i Paesi in via di sviluppo, e la Danimarca, tra i più impegnati nel fronteggiare il cambiamento climatico, ha appena creato un fondo per aiutare gli Stati più poveri e colpiti da fenomeni sempre più estremi. L’attivista africana Vanessa Nakate, però, esprime tutto il proprio scetticismo.

Crisi del clima, l’Africa il continente più colpito

I dati parlano chiaro. I 54 diversi Stati africani rappresentano circa il 15% dell’intera popolazione mondiale, ma tutto il continente emette meno del 4% delle emissioni globali di gas serra. Mentre la Cina, da sola, ne emette il 23%, gli Stati Uniti il 19% e l’Unione europea il 13%. Anche per questo, è necessario affrontare il tema delle perdite e dei danni con cui gli Stati più ricchi e inquinanti al mondo dovrebbero compensare e finanziare progetti di sviluppo sostenibile e di adattamento climatico per i Paesi più poveri, che tra siccità e inondazioni pagano il prezzo più alto della crisi. I risarcimenti, per finanziare progetti concreti, dovrebbero ammontare a diversi miliardi di dollari. Se ne parla ormai da tanti anni, ma anche alla Cop26 di Glasgow i Paesi più ricchi e inquinanti hanno fatto di tutto per non affrontare la questione, rimandandola per l’ennesima volta.

Chi è Vanessa Nakate

Vanessa Nakate, 25 anni, è un’attivista nata a Kampala, la Capitale dell’Uganda. Il suo impegno per il clima è iniziato nel 2018, quando nel suo Paese, che ha un’economia basata al 70% su agricoltura e allevamento, si erano alternate alcune alluvioni ad una siccità epocale. Proprio l’Uganda, tra i Paesi africani, è uno di quelli che paga il prezzo maggiore della crisi climatica. L’anno successivo, Vanessa Nakate si è avvicinata ai Fridays for Future e insieme ad attivisti di altri Paesi dello stesso continente ha fondato movimenti ambientalisti come lo Youth for Future Africa e il Rise Up Movement. E più recentemente, è stata nominata ambasciatrice di buona volontà dall’Unicef, un ruolo che l’ha portata a vedere da vicino gli effetti del cambiamento climatico su varie popolazioni dell’Africa. Lei, però, rifiuta l’etichetta di rappresentante africana degli attivisti per il clima: “Non ci sono solo io, in Africa ci sono tante altre persone che stanno facendo un lavoro incredibile per le comunità e da tanti anni, non solo dal 2018. I movimenti climatici vanno ascoltati, non ricondotti ad una faccia“.

Vanessa Nakate: “Africa in prima linea, mai in prima pagina”

L’Africa è in prima linea davanti alla crisi climatica, ma mai in prima pagina nei giornali di tutto il mondo” – ha spiegato Vanessa Nakate, riportata dal Guardian – “Ogni attivista racconta la storia della propria comunità, ma se viene ignorato, il mondo non saprà mai cosa sta accadendo davvero e se ci sono soluzioni che funzionano. Silenziare le nostre voci è letteralmente come cancellare la nostra storia e ciò che sta a cuore alle persone“.

La crisi climatica in Uganda

In Uganda, solo quest’anno si sono verificate due catastrofi climatiche: nell’Est del Paese, un’alluvione e la conseguente esondazione di due fiumi avevano causato 29 morti e migliaia di sfollati, mentre più a Nord centinaia di persone, in particolare donne e bambini, sono morte per una grave carestia causata dalla siccità. Due tragedie che dimostrano come il cambiamento climatico possa avere effetti anche opposti, ma con le stesse, drammatiche conseguenze.

Vanessa Nakate e l’impegno per l’Africa

Vanessa Nakate, da ambasciatrice Unicef, si è occupata anche di altri Paesi africani. Come il Kenya, dove l’Onu ha portato aiuti umanitari e progetti di sviluppo. Nella zona del Turkana, nel Nord-Ovest del Paese, una siccità prolungata ha avuto conseguenze drammatiche, viste anche negli Stati confinanti del Corno d’Africa: più di 37 milioni di persone soffrono la fame. In quell’area, secondo l’Oms, sette milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni soffrono una grave malnutrizione a causa di quella che è la crisi alimentare più grave degli ultimi 70 anni.

Vanessa Nakate: “La crisi climatica va vista da vicino”

In quella zona non piove da due anni. Per capire cosa sia davvero la crisi climatica, è necessario vedere la sofferenza della gente, specialmente di donne e bambini, che sono coloro che ne pagano il prezzo più caro” – ha spiegato Vanessa Nakate – “Ho visto bambini in ospedale, morire di denutrizione. Ho sempre detto che il cambiamento climatico va oltre le statistiche, i dati scientifici e i fenomeni atmosferici, ma nel Turkana ho avuto davvero l’esperienza di tutto questo. La crisi climatica va vista da vicino. Non tutto il mondo potrà assistere direttamente a questa catastrofe, ed è per questo che le voci e la tragedia delle persone più colpite vanno messe in risalto a livello internazionale“.

Cop27, Vanessa Nakate: “Non sarà quella dell’Africa”

Alla Cop26 di Glasgow, lo scorso anno, meno del 5% dei partecipanti veniva dall’Africa. I motivi sono stati piuttosto vari: problemi con la registrazione e l’accredito, ma anche con i visti, l’accesso alla vaccinazione Covid e le scarse risorse economiche per finanziare il viaggio. Ora si punta alla Cop27 di Sharm el-Sheikh, che dovrebbe dare più voce a tutto il continente. Vanessa Nakate, però, ne dubita: “Non sarà la Cop dell’Africa, perché sappiamo già che mancheranno le voci delle comunità e degli attivisti“.
E ancora: “In Kenya, un ragazzo mi ha chiesto perché le emissioni globali venivano prodotte soprattutto dal Nord del mondo, ma era lì che si soffriva di più. Pensava che l’Africa avesse fatto degli errori, è stata dura spiegargli che i più colpiti dalla crisi climatica sono anche i meno responsabili. Ed è questa la realtà terribile dell’ingiustizia climatica. Ci sono tantissime persone che aspettano risposte, come i necessari risarcimenti per il danno climatico causato dai Paesi più ricchi del mondo“.

L’appello di Vanessa Nakate

Sono profondamente cristiana e il dominio sulla Terra implica la responsabilità nei confronti del Pianeta e dei suoi abitanti. Dio non vuole lo spreco e lo sfruttamento“, ha poi spiegato Vanessa Nakate. Che in vista della Cop27 lancia un appello: “Governi e Ong devono confrontarsi direttamente con le necessità delle comunità. E le comunità devono essere presenti alle negoziazioni in Egitto, altrimenti le soluzioni per finanziare la lotta alla crisi climatica rischierebbero addirittura di rivelarsi controproducenti“.

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