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I dati, poco confortanti, del progetto Mare Caldo.

Clima, l’allarme di Greenpeace: i mari si riscaldano sempre di più, anche in profondità, e a risentirne è la biodiversità marina, tra scomparsa di specie particolarmente sensibili e invasione di specie aliene. In questi giorni, responsabili e attivisti hanno partecipato alla fase finale del progetto Mare Caldo, nell’Area marina protetta di Miramare, a Trieste. Qui, come in altre coste d’Italia, un anno fa, erano stati posizionati dei sensori per la misurazione della temperatura lungo la colonna d’acqua.

 

I dati non sono affatto rassicuranti. Effettuate oltre 535mila misurazioni della temperatura, raccolte insieme al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’ambiente e della vita dell’Università di Genova, partner scientifico del progetto. Il confronto con gli anni precedenti ha permesso di rilevare, in Italia, diverse ondate anomale di calore in mare. Su tutte spiccano Portofino e l’Isola d’Elba, dove nel 2020 le temperature, in pochi giorni e per un periodo di tre settimane, hanno registrato un aumento di circa 1,5 gradi centigradi rispetto al valore medio mensile, che ha coinvolto tutta la colonna d’acqua fino a 35-40 metri di profondità. Una serie di shock termici che danneggiano la biodiversità marina.

 

Al progetto hanno partecipato anche l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale e ElbaTech. Tra le specie più sensibili al riscaldamento dei mari troviamo la madrepora a cuscino e Pinna nobilis, oltre alle gorgonie, specie simbolo dell’habitat coralligeno del Mediterraneo. Le gorgonie mostrano evidenti segni di necrosi, con conseguente mortalità delle colonie: il dato peggiore si registra a Capo Carbonare, in Sardegna. Particolarmente sensibili anche le alghe corallinacee incrostanti di Capo Carbonara e Torre Guaceto (Puglia), così come il madreporario mediterraneo Cladocora caespitosa. L’ondata di calore dello scorso anno, a Miramare, ha favorito il proliferare di solfobatteri che hanno causato una moria di spugne nere.

Intanto, specie termofile o aliene, particolarmente adattabili alle alte temperatura, iniziano a infestare i nostri mari. Il vermocane (Hermodice carunculata) si diffonde molto nel Sud d’Italia, ma compaiono anche specie aliene come il mollusco gasteropode Lamprohaminoea ovalis, originario della Polinesia ma presente all’Elba.

Il progetto Mare caldo è iniziato a fine 2019 con una stazione pilota per la misurazione delle temperature fino a 40 metri di profondità installata da Greenpeace nel mare dell’Isola d’Elba. Dopo l’adesione nel 2020 di quattro Amp (Portofino in Liguria, Plemmirio in Sicilia, Capo Carbonara e Tavolara-Punta Coda Cavallo in Sardegna), nel 2021 si sono aggiunte l’Amp di Torre Guaceto in Puglia, Miramare in Friuli Venezia Giulia, Isola dell’Asinara in Sardegna e Isole di Ventotene e Santo Stefano nel Lazio. Oggi con l’adesione dell’Amp delle Cinque Terre e dell’Amp delle Isole Tremiti sono ben dieci le Aree Marine Protette che hanno deciso di aderire alla rete e di lavorare insieme a Greenpeace.

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