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CLIMA, IL BRASILE RINUNCIA AD OSPITARE LA CONFERENZA ANNUALE COP25

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Clima. Il Brasile annuncia la sua intenzione di rinunciare ad ospitare nel 2019 la conferenza annuale sul clima, COP25.

“Considerando le attuali restrizioni finanziarie e di bilancio, che dovrebbero continuare nel prossimo futuro e il processo di transizione per l’amministrazione recentemente eletta – si legge in una nota del ministero degli Esteri – il governo brasiliano si sente obbligato a ritirare la sua offerta di ospitare la COP25″.

A porre il veto, il neo presidente eletto Jair Bolsonaro per il quale l’evento avrebbe potuto compromettere la “sovranità” del Paese.

“Ho chiesto che la conferenza fosse evitata perché c’è in gioco la ‘tripla A’, che è una fascia di terra pari a 136 milioni di ettari, che va dalle Ande all’Amazzonia fino all’Atlantico, in cui rischiamo di perdere la nostra sovranità” – ha detto Bolsonaro.

Il neo presidente brasiliano infatti, aveva inizialmente minacciato di ritirarsi dall’accordo di Parigi per poi tornare sui suoi passi impegnandosi a rimanere dentro, a patto che Brasilia conservi la piena sovranità sull’Amazzonia, per poter realizzare il progetto di corridoio transnazionale dalle Ande all’Oceano Atlantico attraversando il polmone verde.

Motivazione, è stata però definita “falsa” dall’ong Observatorio do Clima, il cui segretario, Carlos Ritti, ha sostenuto che “l’accordo di Parigi non contempla la tripla A”.

Il presidente Bolsonaro inoltre, non ha mai fatto segreto il suo negazionismo climatico soprattutto in campagna elettorale quando promise che avrebbe garantito la sovranità del Brasile sull’Amazzonia, cominciando a sgomberare indios, ambientalisti e climatologi fastidiosi.

Annunciando anche l’abolizione del Ministero dell’Ambiente per fonderlo con quello dell’Agricoltura.

Sulla stessa linea negazionista anche il prossimo Ministro degli Esteri, Ernesto Araùjo, per il quale i cambiamenti climatici fanno parte di un “complotto di marxisti culturali”.

Posizione condivisa anche dalla futura ministra dell’Agricoltura che, fino alle elezioni, era la presidente della Bancada Ruralista, una potente lobby che difende gli interessi dei grandi allevatori e dell’agroindustria in Parlamento a Brasilia e negli Stati brasiliani.

 

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