CLIMA, COP 23. ALLEANZA CONTRO IL CARBONE, NO DI GERMANIA E U.S.A

Bonn (Germania). COP23. Si conclude la conferenza delle Nazioni Unite sul clima a Bonn dal 6 novembre, che aveva come punto cardine della discussione l’abbandono del combustibile fossile.

Un appuntamento che ha portato alla formazione di un’alleanza internazionale, chiamata “Powering past coal allience”, che ha il comune obiettivo dell’uscita dal carbone entro il 2025 nel campo elettrico e la diminuzioni delle emissioni del 63% nel 2050 (rispetto al 1990). Una coalizione capeggiata da Regno Unito e Canada e che vede come partecipanti molte nazioni tra cui Italia, Francia, Belgio, Danimarca, Portogallo, Finlandia, Svizzera, Olanda, Costa Rica, Angola, Cile, Messico, Etiopia, Isole Fiji e Marshall.

Assenza non sorprendente della Germania e della Polonia (che ospiterà nel 2018 la conferenza COP24) che da sole consumano metà dell’intera fornitura europea di carbone, e gli Stati Uniti d’America di Donald Trump forte oppositore dell’accordo sul clima redatto a Parigi due anni fa.
Un rifiuto così duro da indurre Papa Francesco a intervenire: “Dovremmo evitare di cadere in questi quattro atteggiamenti perversi, che certo non aiutano al dialogo produttivo sulla costruzione del futuro del nostro pianeta: negazione, indifferenza, rassegnazione e fiducia in soluzioni inadeguate”. Un appello che vuol essere più un monito. “Non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: le soluzioni tecniche sono necessarie ma non sufficienti.”

Seguendo questa linea ben 15 grandi compagnie di assicurazioni, tra cui la francese Axa e la svizzera Zurich, forti della loro importanza economica hanno deciso di disinvestire risorse dai progetti finalizzati all’estrazione di carbone e di vendere le quote di aziende i cui profitti derivano in qualsiasi maniera dal prelievo o utilizzo di combustibile fossile.

Ma durante questi undici giorni si è discusso anche dell’impatto ambientale che ha l’agricoltura e su quali possano essere le misure da mettere in atto. Secondo recenti studi della FAO il settore primario è il responsabile del 21% delle emissioni globali di gas serra (secondo solo al comparto del settore energetico) e per questo i delegati delle varie nazioni hanno deciso di intraprendere un tavolo di negoziazione.

Varie le proposte condivise che prendono in considerazione non solo l’idea di diminuire l’utilizzo di aratri e altre attrezzature molto inquinati, ma anche quella di seminare particolari specie adatte alla siccità o alle abbondanti pioggia.

Però si è trattato solo di buone intenzioni e il tutto è stato rimandato ai prossimi incontri

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