La crisi del clima allunga la stagione delle allergie

I pollini sono aumentati di concentrazione e si diffondono per più mesi rispetto al passato: di conseguenza, le allergie sono più intense e durano più a lungo. La dottoressa Francesca Puggioni spiega cosa sta accadendo e cosa possono fare i soggetti allergici.

Inverni miti, primavere in anticipo e temperature ben al di sopra della media stagionale per tutto l’anno. Sono solo alcuni degli effetti con cui si sta manifestando il cambiamento climatico in tutto il mondo, Europa e Italia comprese. Con l’allungamento della primavera, rischia di protrarsi anche la stagione delle allergie, con i pollini diffusi per più mesi dell’anno rispetto al passato.

È davvero così? E cosa si può fare per contrastare questo problema che riguarda sempre più soggetti allergici? A fare il punto della situazione è la professoressa Francesca Puggioni, caposezione clinico dell’Immunocenter dell’IRCCS Humanitas di Milano e membro, tra le altre, del direttivo della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic).

Ci sono vari fenomeni che si accavallano, tutti essenzialmente legati ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo. La tropicalizzazione del clima ci porta ad avere delle stagioni di pollinosi molto più lunghe. In alcune Regioni italiane, mentre prima avevamo un calendario pollinico ben definito, le stagioni si stanno allungando, e di molto, a causa del riscaldamento globale” – ha spiegato la dottoressa Puggioni – “A livello di sintomatologia e sulla necessità di controllo, questo ha un grande impatto: immaginate un paziente polisensibilizzato, che si trova a dover combattere con lo stimolo allergenico per tutto l’anno e in maniera duplice o triplice. La tropicalizzazione implica anche una modifica della flora italiana: si stima che per ogni grado di aumento della temperatura media, nel nostro Paese ci siano piante e alberi che si ‘spostano’ più a Nord di 2-300 km. Anche Regioni che prima non erano a contatto con determinati pollini, ora ne devono fronteggiare di nuovi“.

Il problema riguarda tanto i pazienti, quanto i medici, che devono prendere delle contromisure. “Questo implica un approccio completamente diverso anche dal punto di vista clinico. Non abbiamo più a disposizione il calendario pollinico e dobbiamo ricorrere al servizio di aerobiologia che ci permette di intercettare la concentrazione dei pollini in tutta Italia” – ha aggiunto la dottoressa Puggioni – “Cambia tutto sul fronte della malattia: i disturbi non durano più qualche giorno e anche l’intensità dei sintomi sta aumentando. Senza contare la più facile predisposizione all’asma: un recente studio, pubblicato su Nature Communications, ha stimato che la concentrazione dei pollini aumenterà del 40% e oltre in tutto il mondo e, in Italia, addirittura, del 300%“.

Oltre alla terapia farmacologica, dobbiamo pensare di istruire il nostro sistema immunitario a tollerare questi allergeni. L’unica terapia causale che abbiamo a disposizione è l’immunoterapia allergene-specifica, quello che viene chiamato comunemente vaccino per l’allergia” – ha spiegato poi la professoressa Puggioni – “È l’unico modo che abbiamo per insegnare al nostro sistema immunitario a tollerare l’allergene responsabile della nostra sintomatologia“.