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La Class Action è legge, come cambia la norma e chi potrà partecipare

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Class Action. Con 206 voti a favore, 1 contrario e 44 astensioni, l’Aula di Palazzo Madama dà il via libera definitivo al Ddl di riforma dell’istituto della Class Action.

Tutti i gruppi si sono pronunciati a favore tranne Forza Italia che si è astenuta.

Il disegno di legge, composto di sette articoli, riforma l’attuale disciplina ‘spostandola’ dal Codice del consumo al Codice di procedura civile.

Si delinea così uno strumento di applicazione e portata più ampia sia dal punto di vista delle persone che possono sottoscrivere la class action (attualmente circoscritta alla tutela dei diritti di consumatori e utenti), sia dal punto di vista oggettivo (ovvero delle situazioni giuridiche che possono essere fatte valere in giudizio di fronte al tribunale).

La proposta di legge del MoVimento 5 Stelle, a firma Angela Salafia, di fatto riprende integralmente una vecchia proposta presentata e discussa nella precedente legislatura – sempre del M5s, a firma dell’attuale ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – che però non ha mai visto la luce, dopo che il suo iter si è interrotto al Senato.

 

Come cambia l’azione di classe:

– CODICE CIVILE: la pdl prevede lo spostamento della disciplina dell’azione di classe dal codice del consumo al codice di procedura civile. D’ora in poi inoltree, la competenza a livello giurisdizionale aspetta alla sezione specializzata in materia di imprese dei rispettivi tribunali di competenza.

– CHI POTRÀ PARTECIPARE: viene ampliata – a livello giuridico – anche la platea di coloro che potranno aderire, ovvero tutti i cittadini e non più solo consumatori e utenti. Questi, però, dovranno essere iscritti a un’associazione consumatori che, e a sua volta, dovrà essere registrata presso un apposito elenco pubblico del ministero della Giustizia. Sarà proprio il dicastero a dettare le regole per poter entrare in lista.

– PROCEDIMENTO IN TRE FASI: la prima fase riguarda l’ammissibilità dell’azione e sarà gestita dal Tribunale delle imprese che dovrà esprimersi entro un mese. Una volta accolta, l’azione di classe verrà pubblicata su un’apposita piattaforma che dovrà essere messa a punto dal ministero della Giustizia. Si passa poi alla decisione sul merito. L’ultima fase riguarda invece i rimborsi, ossia la liquidazione delle somme agli aderenti alla classe, che viene decisa con decreto del giudice delegato.

– IL RITO: verrà utilizzato il cosiddetto rito sommario di cognizione, senza possibilità di cambiamento. Viene, inoltre, stabilita la possibilità di sospensione del giudizio da parte del tribunale, quando è in corso unistruttoria davanti a unautorità indipendente (ad esempio, dell’Antitrust) o un giudizio davanti al Tar.

– PIÙ CASI TUTELATI: ad essere ampliate sono anche le situazioni giuridiche tutelate. L’azione potrà essere infatti “tentata” anche a tutela delle situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive, per l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

– ADESIONE: viene inserito il cosiddetto ‘opt in’, cioè l’adesione all’azione che potrà avvenire, entro determinati termini, non solo nella fase successiva all’ordinanza ma anche in quella successiva alla sentenza.

– AZIONE INIBITORIA COLLETTIVA: La pdl punta ad ampliare gli strumenti di tutela, con la previsione di un’azione inibitoria collettiva verso gli autori delle condotte lesive.

– QUOTA LITI: Una norma che riguarda il compenso per i rappresentanti della classe ed i difensori in caso di accoglimento della domanda, col riconoscimento della cosiddetta “quota lite”. Norma molto criticata dalle opposizioni, per i quali favorirebbe la nascita di contenziosi.

– PUBBLICITÀ AZIONE: iene previsto infine un ampio ricorso alla comunicazione con il fine di pubblicizzare la procedura.

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