CITTÀ SOSTENIBILI E CON ZERO RIFIUTI. L’ESEMPIO ARRIVA DAL GIAPPONE

Città sostenibili. Esiste in Giappone, nella prefettura di Tokushima, un piccolo paese di 1700 anime di nome Kamikatsu che non produce rifiuti.

Impegno sociale, sostenibilità, circolarità, resilienza. Sono parole educate di cui oggi stiamo imparando ad apprezzare il significato ma che già nel 2003 venivano contestualizzate ed applicate nella città di Kamikatsu.

Non ci si può svegliare all’ improvviso e cambiare tutto. La vita ha un ciclo, così come gli oggetti e i progetti: rendere abitudine un’ azione percepita inizialmente come complessa e raccoglierne con orgoglio i frutti.  Non è stato però semplice organizzare una raccolta differenziata che conta più di 30 categorie: gli articoli obsoleti vengono donati, gli oggetti indesiderati sono lasciati in un negozio per lo scambio di comunità. Ma gli sforzi degli abitanti nel corso degli anni hanno dato i loro frutti e oggi quasi l’80% di tutti i rifiuti del villaggio viene riciclato.

Simbolo del villaggio è la “public house”, un luogo di ricreazione pubblica che premia lo sforzo di tutti.  L intera struttura non è semplicemente sostenibile ma chiude con circolarità un progetto che ha significato il riuso di materiali prodotti unicamente dal villaggio stesso.

Sulla premessa che un cambiamento di paradigma per i processi di produzione e vendita sia essenziale per ottenere zero rifiuti, un’azienda del settore privato, ispirata ai principi di questa città, ha avviato il progetto di integrazione tra un negozio che vende articoli per la casa, cibo e birra a peso, fabbrica di birra e pub. Poiché la parola “pub” deriva da public house, “abbiamo deciso”, dicono i progettisti, “di portare i principi di comunità, contro gli sprechi anche attraverso l’architettura. L’obiettivo è stato quello di creare un pub in modo che la comunità potesse sentirsi orgogliosa delle proprie azioni”.

“Abbiamo convertito e ricostruito mobili e attrezzature agricole trovate presso il centro di riciclaggio”, continuano gli architetti, “rifiuti di legno di cedro prodotti localmente sono stati colorati con vernici naturali e applicati sulla parete esterna. Sono stati utilizzati oggetti abbandonati di una fabbrica di piastrelle per il pavimento, bottiglie vuote per creare un lampadario, giornali come carta da parati e la grande finestra che è in effetti molte finestre, tutte riciclate da altre strutture. Lo spazio è pieno di improvvisazioni e scoperte con questa combinazione creativa di materiali di scarto”.

Un’altra economia è possibile e gli esempi esistono. Esotici o meno che siano vale la pena prendere esempio.

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