Intervenendo ad Agorà extra (Rai3) il ministro della transizione ecologica ha parlato del futuro energetico del nostro Paese e ha assicurato: “Eviteremo di riaprire le centrali a carbone”

Nel giro di 24-30 mesi l’Italia dovrebbe diventare completamente indipendente dal punto di vista energetico. Almeno a quanto ha dichiarato questa mattina il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani che insieme al presidente del consigli Mario Draghi e al ministro degli esteri Luigi Di Maio sta lavorando al dossier energetico.

La crisi in Ucraina ha mostrato tutta la dipendenza dell’Italia (e dell’Europa) dal gas russo. “Noi importiamo dalla Russia ogni anno circa 29 miliardi di metri cubi di gas, poco più del 40% – ha detto Cingolani -. Abbiamo fatto un’operazione estremamente anticipata e rapida ed entro la primavera inoltrata circa 15-16 miliardi di metri cubi saranno rimpiazzati da altri fornitori”.

“Se, per qualche motivo, dovesse cessare completamente la fornitura dalla Russia – ha rassicurato il ministro – le nostre riserve attuali e il piano di emergenza ci darebbero un tempo sufficientemente lungo da arrivare alla stagione buona.

Quanto alla possibilità – paventata dallo stesso Draghi nel suo discorso alle Camere – di riaprire le centrali a carbone dismesse qualora Mosca chiudesse i rubinetti del gas, Cingolani ha escluso questa ipotesi: “la spesa non varrebbe l’impresa”, ha dichiarato. Ma in caso di aggravamento della crisi energetica “si potrebbero mandare a pieno regime le due centrali principali ancora in funzione: Brindisi e Civitavecchia“. 

Uno dei punti fondamentali del piano emergenziale del governo Draghi riguarda la possibilità di utilizzare gas liquefatto acquistato da altri Paesi (soprattutto gli Stati Uniti) per il cui utilizzo, però, è necessario implementare le infrastrutture atte alla rigassificazione.

“Già per metà di quest’anno – dice Cingolani – istalleremo un primo rigassificatore galleggiante”, oltre a lavori per aumentare l’efficienza dei rigassificatori attuali.

A chi è preoccupato per l’impatto ambientale di questo tipo di fonte di energia, Cingolani risponde: “Dal punto di vista ambientale la quantità di gas è la stessa che bruciamo oggi, può cambiare il metodo o l’infrastruttura ma non ne bruceremo di più”. 

Crisi energetica, attesa per il Piano Ue sull’energia. Draghi: “Unità europea su tutela energetica”

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