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Cinghiali, caccia nei parchi del Lazio? Maurizio Gubbiotti (RomaNatura): “A Roma diciamo no, meglio le gabbie”

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Cinghiali, via libera alla caccia nei parchi del Lazio? La Regione aveva aperto a questa possibilità, per contenere il sovrannumero, ma per Roma c’è la netta opposizione di Legambiente e di RomaNatura. Il presidente dell’ente, Maurizio Gubbiotti, ne parla a TeleAmbiente.

Presidente, qual è la posizione dell’ente RomaNatura di fronte all’ipotesi di aprire agli abbattimenti selettivi dei cinghiali nei parchi della Capitale?

Gli abbattimenti selettivi di alcune specie sono previsti dalla legge nazionale 394 e dalla legge regionale 29. Sono i parchi ad essere tenuti a fare i piani di contenimento che sono necessari dal punto di vista ecologico, ancora prima di quello dei danni all’agricoltura o dell’incolumità delle persone. Se c’è una specie in surplus rispetto ad altre, si pone un problema di tutela della biodiversità e bisogna intervenire. Deve però essere l’ente abilitato a decidere come intervenire. Quell’atto del Consiglio regionale supera il ruolo degli enti dei parchi, su richiesta di qualunque portatore di interessi. Non può essere la Regione a decidere di aprire la caccia nei parchi“.

 

Un conto è la caccia nei parchi in zone spopolate della Regione, un altro la caccia nei parchi cittadini. Quali sono i piani di RomaNatura di fronte a questa ipotesi?

Abbiamo dei piani di contenimento che saranno validati dall’Ispra e approvati dalla Regione. Non neghiamo la possibilità di fare prelievi selettivi o l’abbattimento sul posto, ma noi abbiamo scelto le gabbie e i recinti perché riteniamo sia la pratica migliore per la specie dei cinghiali. Senza dimenticare le maggiori garanzie che offrono al benessere di tutte le specie animali, abbiamo preferito inserire i cinghiali catturati nell’allevamento invece di ricorrere alle aziende faunistico-venatorie. E, soprattutto, siamo un sistema di parchi urbani e interurbani: anche se scegliessimo gli abbattimenti selettivi, dovremmo interdire gli accessi ai parchi. Un conto è farlo nel Parco dei Sibillini, un altro farlo dentro Roma, anche in parchi grandi come Marcigliana o Decima. Ci sono dei rischi per l’incolumità delle persone. C’è poi un altro problema: in alcuni parchi dovremmo sorvegliare le gabbie 24 ore su 24, all’Insugherata le hanno distrutte poche ore dopo la loro installazione. Infine, nel Lazio l’albo dei selettori fa capo soprattutto ai cacciatori: io non ho nulla contro di loro, ma è evidente che non basta sparare ad un animale per fare il selettore. Quasi sempre vengono abbattuti i maschi adulti, ma ad aumentare la specie, con la riproduzione, sono le femmine. Il nostro problema dipende dal ripopolamento voluto decenni fa con specie provenienti dall’Est. Il cinghiale italico o maremmano pesa tra i 60 e gli 80 kg e si riproduce una volta l’anno facendo due o tre cuccioli, quelli originari dalla Romania pesano fino a 150 kg e si riproducono due o tre volte l’anno, con almeno dieci cuccioli. Se poi parliamo del problema di Roma, ricordiamolo una volta per tutte: la fauna selvatica si addentra in città alla ricerca di cibo e la Capitale è piena di rifiuti per strada. E ritengo che serva anche una manutenzione più capillare e precisa di tutti i parchi urbani. Gli esempi ci sono già: il Parco dei Sibillini o della Maremma, dove vengono effettuate centinaia di catture all’anno parallelamente ad un numero analogo di abbattimenti selettivi. Nell’ultimo anno e mezzo, a Roma, abbiamo catturato circa 900 cinghiali: con un ritmo di mille catture all’anno potremmo risolvere il problema del sovrannumero e dell’equilibrio della biodiversità“.

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