Cultura

CINEMA, BRANNAGH MATTATORE NELL’ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS

Condividi

Cinema. Arriva sugli schermi la quarta versione di Assassinio sull’Orient Express, opera tra le più belle e incisive della smisurata produzione di Agata Christie, nata da un suo soggiorno a Istanbul e che Kenneth Brannagh, registra e attore di questo inedito Hercules Poirot, omaggia con una spettacolare fotografia in 65 millimetri regalataci da Haris Zambarloukos che con Brannagh si era incontrato sul set di Dunkirk.

E quel treno che poi viaggerà tra le montagne innevate dei Balcani, ci fa tornare alla memoria i paesaggi nevosi di una natura incontaminata e selvaggia di The Hateful Eight che fino ad oggi solo Quentin Tarantino era riuscito a rappresentare.

Insomma, un film di citazioni, più o meno nobili,  di suggestioni e di godibili sensazioni seppur condite da qualche melassa di troppo. Un film da vedere, ma a patto che non se ne conosca d’anticipo la soluzione.

Ma il film non è soltanto ambientazione e bella scenografia (Jim Clay) e di una sceneggiatura difficile da criticare di Michael Green (Blade Runner 2049, Logan Volverine), ma soprattutto è tanta recitazione (e tanto narcisismo) di Kenneth Brannagh in una azzeccata interpretazione di un Poirot, pedante come lo ha sempre descritto la Christie e con quei baffi che la regina del giallo avrebbe sicuramente apprezzato.

Le cronache narrano che Agata Cristie presenziò alla “prima” della versione di Sidney Lumet, nel 1974, che le piacque molto per la capacità del maestro americano di far uscire il film dal chiuso di una dinamica teatrale e dalla coralità della recitazione, ma rimase fortemente delusa dai baffi di Albert Finney scelto per l’occasione da Lumet.

Ora il punto di svolta è proprio questo, cosa avrebbe detto la scrittrice di questo Poirot così debordante e presenzialista, così dinamico da sembrar voler emulare il moderno  Sherlock Holmes di  Robert Downey jr?

Brannagh a differenza di Finney domina incontrastato la scena. Surclassa in recitazione tutti gli altri interpreti del cast messo su da Ridley Scott che produce il film. Si salva una bella (e bellamente invecchiata) Michelle Pfeiffer (sua la battuta più ficcante “Se non smette di posarmi gli occhi addosso le chiedo l’affitto”, rivolta a Jhonny Depp) e il solito incommensurabile Willem Dafoe.

Ma entrambi le parti sono spiegabilmente ridotte al minimo e quasi scompaiono i personaggi di Penelope Cruz (che fu di una straordinaria Ingrid Bergman che ci vinse pure l’Oscar) e di Judy Dench che avremmo voluto in maggior risalto.
Per non parlare di Johnny Depp, che pure avrebbe dovuto avere un ruolo maggiore come volle la Christie nel libro, e che invece non riesce a dettagliare un personaggio che pure sarebbe centrale e per il quale torna alla memoria la grandezza, cinica e ficcante, di Richard Widmark che dette connotati ben diversi al gangster Ratchett che a Poirot chiede aiuto sentendo di essere chiaramente in pericolo.

Nel film di Lumet,  Laureen Bacall è splendida nel rappresentare Mrs. Hubbard; indimenticabile fu sir John Gielgud (anche se Derek Jacobi riesce a reggerne il passo), per non dire di Sean Connery che qui giace nel personaggio, sufficientemente anonimo, del colonnello Arbuthnot.

Inoltre, tanto per ricordare quel cast stellare, vi parteciparono anche Vanessa Redgrave, Jacqueline Bisset, un intrigante Anthony Perkins, Jean Pierre Cassel e anche Martin Balsam nella parte dell’esuberante direttore d’hotel.

E ci sarebbe da domandarsi, quindi, come si sarebbe comportato Brannagh nel dirigere quel megacast approntato per Sydney Lumet?

Sarebbe riuscito a mettere a tacere personaggi di quel calibro?

E comunque il regista e mattatore inglese continua nel solco individuato da Lumet di dinamizzare la narrazione confezionando un Assassinio sull’Orient Express che ci costringe continuamente a confrontarci con il film del regista americano.

Ne emerge un film dalla scansione godibile e intrigante, molto attento nelle descrizioni, e nei luoghi, con un avvio un po’ troppo di maniera (alla Downey Jr, ma senza Jude Law!) intorno al Muro del pianto di una splendida Gerusalemme.

Il film scena dopo scena cresce, per poi arrivare allo show down finale con la soluzione del giallo, con tutto il cast nella galleria, quasi da ultima cena, in una delle sequenze più suggestive che troviamo in tutte le locandine e i trailer del film.

C’è anche la (buona?) notizia finale, con Poirot che, nella tradizione che fu di James Bond, ci annuncia il prossimo remake di Assassinio sul Nilo (di John Guillermin, 1978), segno che l’opera seppur segnata da qualche falla, ha avuto un assenso corale in America, di pubblico e critica.

Il film appena uscito, alla seconda giornata di proiezioni, punta già ai cinquecentomila euro di incasso.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago