Dalla lunga marcia di Mao Tse-tung alla marcia verde di Xi Jinping: la Cina prova a raggiungere le emissioni zero. Partendo però dalla contraddizione di essere nettamente il paese più inquinante al mondo.

La Cina mira a raggiungere le emissioni zero entro il 2060. Un piano ambiziosissimo, quello del presidente Xi Jinping, specialmente considerando che il Paese parte dalla contraddizione di essere, per distacco, il più inquinante al mondo. Per raggiungere l’obiettivo, c’è già un mezzo innovativo: quello di piantare nuovi alberi per realizzare, entro il 2025, 36mila chilometri quadrati di nuove foreste. Un’estensione pari a quella di tutto il Belgio.

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Li Chunliang, vicepresidente della Commissione nazionale delle foreste e delle praterie, ha illustrato tutti gli obiettivi per l’ecosistema e la conservazione della fauna selvatica, contenuti nel quattordicesimo piano quinquennale. Li ha spiegato: “La qualità e la stabilità delle foreste nazionali, delle praterie, delle zone umide e degli ecosistemi desertici saranno nettamente migliorate entro il 2035“. Mancano dettagli sul tipo di alberi che verranno piantati in Cina, ma tra gli obiettivi ci sono anche l’ampliamento della rete di parchi nazionali e una nuova stretta al commercio illegale di specie selvatiche.

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L’obiettivo è ambizioso ma forse non raggiungibile. La Cina parte infatti da un dato preoccupante: è il maggiore inquinatore al mondo, responsabile del 28% di tutte le emissioni di CO2, con diverse centrali a carbone di cui 60 in costruzione. Dall’altro lato, la Cina è il Paese che genera più energia solare al mondo e ha costruito, nel 2020, il triplo delle centrali eoliche realizzate in qualsiasi altra nazione.

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