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Ciclismo come atto di ribellione. Cycling Palestine:”Pedaliamo da 4 anni”

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Sohaib Samara ha creato Cycling Palestine, un gruppo di ciclisti amatoriali in Cisgiordania, un’area del mondo in cui è difficile muoversi senza essere sottoposti a controlli.

Per il medico palestinese Sohaib Samara e per gli altri ciclisti della Cisgiordania, pedalare non riguarda solamente l’aria fresca e l’esercizio fisico ma è un gesto politico. Secondo l’ONU, l’occupazione israeliana della Cisgiordania impone 705 ostacoli alla circolazione libera della Palestrina. Questi ostacoli includono posti di blocco militari attraverso i quali solo chi ha il permesso può passare, una barriera di separazione di 440 miglia e pattuglie vaganti che possono trasformare un gioioso giro in bicicletta in umiliante detenzione.

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Durante un’uscita in bicicletta Samara ed un suo amico sono stati fermati da una pattuglia dell’esercito israeliano, e Samara ha ammesso di aver sentito i soldati chiedere ai propri superiori in ebraico se dovevano sparare ai due ciclisti: “Non ho paura per me perché un giorno dovrò morire. Ero preoccupato che in caso avessi provato a difendermi o accusare i soldati di non avere il diritto di fermarmi, questi avrebbero potuto far esplodere la mia casa. La tua mente inizia a viaggiare in modo strano quando vuoi solo pedalare”. Pedalare in Cisgiordania non è solamente un modo per opporsi all’occupazione ma anche un modo per connettersi alla terra. Nel 2016 Samara ha creato Ramallah Riders, un gruppo Facebook di ciclisti amatoriali nella città di Ramallah in Cisgiordania, sei miglia a nord di Gerusalemme. Ora il gruppo ha 3,000 iscritti ed ha cambiato nome in Cycling Palestine.

 

Pedaliamo da quattro anni; ormai hanno perso la speranza con noi” ha spiegato Malak Hasan, co-organizzatrice di Cycling Palestine “ora sono più accondiscendenti. Il ciclismo in Palestina è uno strumento per il cambiamento. Rispetta l’ambiente. È il miglior modo per rompere il ghiaccio. Ogni volta che siamo in viaggio, qualcuno vuole parlarci, scoprire chi siamo”. Le corse settimanali di Cycling Palestine sono per gente del posto e tempo libero ma, secondo Hasan, “molte persone ormai hanno adottato il ciclismo come stile di vita; ora vanno a lavorare in bici”.  Questo non è sempre facile in Cisgiordania. Oltre alla conformazione geografica e alle alte temperature, il ciclismo è ancora considerato una cosa strana da fare, soprattutto per le donne. “Perché sono visibilmente musulmana” ha spiegato Hasan che indossa l’hijable persone mi fanno sempre commenti ‘come puoi essere una brava musulmana se ti metti in mostra in questo modo?“. Il problema per gli uomini è minore: “Gli uomini possono andare alla ricerca di avventure fantastiche perché nessuno si chiede dove dormono, dove stanno andando, se sono da soli”.

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Dopo un viaggio di gruppo di quattro giorni e 300 miglia nel 2017 dal campo profughi di Qalandiya vicino a Ramallah fino ad Aqaba in Giordania, Hasan è stata rimproverata per essere una delle due donne su undici partecipanti: “Molti mi hanno detto ‘Come fai a dormire in tenda su strade deserte con nove uomini?’ Si aspettano che una donna stia a casa a prendersi cura dei bambini”. Il marito di Hasan non va in bicicletta ma sostiene attivamente gli sforzi della moglie. Hasan ha imparato ad andare in bicicletta durante i suoi studi all’università di Swansea: “Quando mi sentivo sopraffatta dallo studio salivo in bici e mi sentivo rilassata. Quando sono tornata in Palestina, volevo andare in bicicletta, ma ero terrorizzata dalle opinioni delle persone, così ho smesso di pedalare fin quando ho incontrato Sohaib. Abbiamo fatto un giro in bicicletta e non abbiamo mai smesso di pedalare. È fantastico“. Fantastico ma limitato: “Tra una valle e l’altra c’è un insediamento israeliano. Se vuoi pedalare per almeno 50 km rischi di incontrare due checkpoint e un insediamento. E’ difficile mantenere il ritmo”.

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L’ultimo tour di Cycling Palestine è durato più giorni ed è passato vicino alla barriera di separazione: “E’ nostro dovere mantenere il legame con la terra. Se smettiamo di muoverci, i soldati occuperanno sempre più territorio”.

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