CICLISMO, FROOME DOPATO SI DIFENDE “HO L’ASMA”

Ciclismo Froome. Il campione britannico Chris Froome parla ai microfoni della BBC dopo la pubblicazione da parte dell’Agenzia Mondiale Anti-Doping (Wada) dei risultati del campione raccolto durante la Vuelta che evidenzia una quantità superiore al consentito di Salbutamolo.

Il Salbutamolo, broncodilatatore che aumenta la capacità aerobica dell’organismo ed usato dagli asmatici, è sì una sostanza consentita dalla lista Wada ma ha dei limiti consentiti ed il campione di urina del ciclista del TEAM SKY, raccolto il 7 settembre dopo la diciottesima tappa della Vuelta, ha evidenziato il doppio della quantità limite. Però nonostante tale concentrazione fosse di 2000 nanogrammi per millilitro, la UCI (federazione internazionale ciclistica) non ha sospeso Froome, in attesa dei nuovi test al campione B raccolto lo stesso giorno. Su questo Froome ha infatti voluto specificare: “Sarò felice di collaborare con l’UCI, ma voglio specificare che questo non è un test positivo. È risaputo che ho l’asma e so esattamente quali sono le regole. Uso l’inalatore per controllare i sintomi e so per certo che dal momento in cui indosso la maglia del leader sarò testato ogni giorno”

Un’assunzione, dunque, controllata e dichiarata: “La mia asma è peggiorata durante la Vuelta così ho seguito il consiglio dello staff medico di incrementare il dosaggio di salbutamolo. Come sempre ho fatto molta attenzione e non ho usato più della dose consentita” afferma il ciclista inglese che poi aggiunge “La federazione ha assolutamente ragione ad esaminare i test ed i risultati, ed insieme al Team Sky darò qualsiasi informazione richiesta”. L’opinione pubblica pare averlo già condannato così nella lunga intervista alla BBC Froome ha impugnato la sua difesa: “Per molti è stato uno shock, ma questa vicenda non infangherà la mia carriera (4 vittorie a Tour de France e 1 Vuelta). Il ciclismo viene da un periodo davvero buio e io ho sempre cercato di fare il massimo per provare che questo sport ha cambiato direzione.”

Anche il Team Sky, su cui la Wada inglese ha chiuso la lunga indagine per insufficienza di prove, difende il ciclista: “Siamo sicuri che Froome ha seguito la guida medica per i suoi sintomi, rimanendo sempre sotto la dose di Salbutamolo permessa. Certamente faremo tutto quello che sarà possibile per aiutare a dare risposte alle domande della Federazione.” Al momento, dunque, in attesa dei nuovi risultati, nessuna sospensione. Il rischio, però, a cui potrebbe andare incontro il ciclista (che punta a vincere nel 2018 tutti e tre i grandi Giri) sarebbe la squalifica di un anno e la rimozione dei titoli vinti nel 2017 ovvero Vuelta e Tour.

Sembra quindi continuare la maledizione che grava ormai da tempo sul ciclismo. Trovare l’erede dei grandi campioni di un tempo. Inneggiare al campionissimo, cantando con lui le glorie che furono di Coppi, Merckx, Hinault, Anquetil, Bartali e i tanti che hanno riempito di gesta gloriose le grandi corse. Campioni che però mai più torneranno. E dopo averlo trovato, divorarselo con il doping. La sequenza di questo ultimo decennio è impressionante, da Pantani, a Ulrich, a Contador, fino allo scienziato del doping Lance Armstrong. Tutti campionissimi, finiti nelle ceneri di una dose mal riuscita e mal celata. Ora è la volta di Froome. Su di lui come su tutti quelli che poi sarebbero stati beccati ai controlli, una carriera in fotocopia. Un debutto anonimo. Una lenta scesa. Qualche buon risultato poi l’exploit improvviso e la sequenza inarrestabile di vittorie.

Froome esordì nel 2007. Soltanto nel 2012 si metteva realmente in mostra con il “bronzo” olimpico a Londra, e il secondo posto al Tour. Le prime vittorie già nella maturità, a 28 anni al Tour de France. Troppo facile per non essere sospetto. Ora è tutto nelle mani della Wada.

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