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Cibo riscaldato al microonde, potrebbe rilasciare microplastiche. Lo studio

Cibo riscaldato al microonde, potrebbe rilasciare microplastiche. Lo studio

La cosiddetta “schiscetta” per pranzo in ufficio è sempre una buona idea, almeno finché non la scaldiamo al microonde. Secondo uno studio, così si potrebbero liberare microplastiche nell’ambiente.

Microplastiche e cibo, un’accoppiata che purtroppo torna a far parlare di sé, ma questa volta c’è un terzo protagonista: il microonde. I frammenti sono stati già trovati negli alimenti ricchi di proteine e in quelli per bambini scaldati al microonde.

Riscaldare la “schiscetta” nel piccolo fornetto a micro onde elettromagnetiche, ideato negli anni ’40, potrebbe portare quindi al rilascio di microplastiche nell’ambiente.

È quanto rivela uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università Bicocca e svolto presso Eos. L’azienda sviluppa una tecnologia per la caratterizzazione delle polveri ideata nei Laboratori di Fisica dell’Università Statale di Milano chiamata “Spes” (Single Particle Extinction and Scattering). Quanto scoperto va a confermare lo studio americano sui cibi per bambini.

Proprio da Eos è partita l’idea di verificare se i contenitori in plastica scaldati al microonde rilasciassero micro e nanoplastiche. L’azienda ha utilizzato la tecnologia “Spes” che ha consentito di evidenziare la formazione delle minuscole sfere di plastica durante il riscaldamento di acqua pura. L’obiettivo era di simulare quanto avviene con il cibo.

“I dati presi da Eos hanno mostrato subito una forte solidità, fondamentale per approcciare un problema delicato come questo” spiega Marco Potenza, docente di Ottica del Dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, inventore della tecnica utilizzata nello studio, oltre che responsabile del Laboratorio di Strumentazione Ottica e Direttore del Centro di Eccellenza Cimaina (Centro Interdipartimentale Materiali e Interfacce Nanostrutturati).

Microplastiche, riscaldare i cibi al microonde può contribuire alla loro dispersione

Dopo numerosi controlli sulle procedure sperimentali, i ricercatori hanno concluso che, in effetti, riscaldando l’acqua nei contenitori alimentari in plastica si liberano nano e microsfere del materiale del recipiente: il polipropilene.

Questo materiale biocompatibile fonde tra i 90 e i 110 gradi. L’ebollizione dell’acqua quindi, una piccola parte di polipropilene si fonde per poi solidificare di nuovo nel liquido. L’indicazione che si trova sui contenitori adatti all’uso per microonde riportano infatti il limite di calore, espresso in gradi, da non superare, come Sottolinea anche Tiziano Sanvito, amministratore di Eos: “È interessante notare che diversi produttori specificano di non portare i contenitori oltre i 90 C, oppure di non riscaldarli per troppo tempo nel microonde, oppure ancora di non usare l’apparecchio alla massima potenza. Quindi, seguendo queste indicazioni, l’effetto non si verifica”.

Non seguire le preziose indicazioni invece, potrebbe portare alla dispersione di microplastiche nell’ambiente.