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CATALOGNA. RAJOY AZZERA IL PARLAMENTO. PUIGDEMONT, NON CI PIEGHEREMO

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Di Marcello Righi. Barcellona. Il primo ministro Mariano Rajoy, in mattinata ha rotto gli indugi, e secondo i dettami della Costituzione ha chiesto che il Senato nella seduta plenaria di venerdì 27 ottobre autorizzi l’art.155, azzerando che il parlamento catalano, destituendo di fatto Puigdemont e il suo governo.

Annunciando anche elezioni a 6 mesi.

La decisione d’autorità del governo, fa seguito all’intervento del re Felipe che aveva preannunciato gli eventi odierni: “La Spagna risolverà l’inaccettabile secessione applicando la Costituzione”.

E quindi il Governo spagnolo nelle prossime ore assumerà il controllo dei Mossos d’Esquadra, destituendo il maggiore Trapero, per altro già agli arresti domiciliari, e “commissaria” anche TV3, la televisione vicina a Carles Puigdemont, il quale però sembra non intenzionato a arrendersi né a piegarsi e ha convocato per i prossimi giorni una riunione plenaria del parlamento catalano per “valutare una riposta unitaria” all’iniziativa di Rajoy. 

Difficile capire adesso cosa accadrà, anche perché ogni azione dell’Amministrazione catalana dovrà essere da domani preventivamente autorizzata dal Governo,  e nel caso di qualsiasi violazione i funzionari saranno passibili di sanzioni disciplinari a seconda della gravità della violazione.

Non è lo stato d’assedio, ma di certo tutti i meccanismi di autonomia della Catalogna verranno progressivamente congelati per i prossimi sei mesi fino alle nuove elezioni.

Migliaia di persone hanno manifestato questo pomeriggio, iniziando a  scendere in piazza fin dalla mattinata, non appena appresa la notizia del diktat del Governo spagnolo.

Era per altro una manifestazione già convocata per chiedere la liberazione di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, in carcere per sedizione, e senza cauzione,  già da alcuni giorni su mandato del giudice nazionale Carmen Lamela.

Il corteo sul passeig de Gracìa ha iniziato a sfilare verso le 17, con Puigdemont e tutti i suoi ministri in testa. Circa 400 mila manifestanti, secondo la polizia urbana, molto meno secondo altri organi di informazione spagnoli.

 

 

 

 

 

 

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