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CATALOGNA. PRIMO BILANCIO: 104 FERITI DI CUI 13 POLIZIOTTI. 3 ARRESTI. 92 SEGGI CHIUSI

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Di Antonio Creti

Barcellona. Si continua a tentare di votare, nonostante l’intervento massiccio della polizia spagnola, che passo dopo passo interviene nei seggi e sequestra il materiale e le schede.

Arriva il primo bilancio ufficiale: 92 scuole chiuse dalla Polizia Nazionale e dalla Guardia Civile. La Polizia Nazionale ha chiuso 46 scuole: 27 a Barcellona, ​​6 a Tarragona, 6 a Girona e 7 a Lleida.

La Guardia Civile ne ha chiuse 46: 14 a Barcellona, ​​12 a Tarragona, 8 a Girona e 12 a Lleida.

Il ministero riferisce che gli agenti delle forze di sicurezza dello Stato hanno arrestato tre persone , una delle quali minorenne. Ricorda che nove poliziotti e tre guardie civili sono state ferite.

Mentre il Governo della Catalogna denuncia violenze, porta il numero dei feriti a 337, annuncia che nell’80% dei seggi si è regolarmente votato, la Societat Catalana Civil, organismo indipendente catalano, fuori da qualsiasi legame partitico, denuncia con testimonianze e foto il voto ripetuto in diversi seggi.

Il Governo spagnolo ha bloccato la piattaforma elettorale di censimento, spostata su Amazon nella notte, dopo che il centro di telecomunicazioni era stata chiusa.

Al  momento la situazione appare stabilizzata. Non si ha notizia di situazioni a rischio, come se ormai il Governo spagnolo fosse convinto che il referendum sia di fatto fallito, stante il fatto che si vota senza controlli e con voti in più parti ripetute e in gruppo.

Il leader del Partito Socialista Catalano, Iceta, ha detto ufficialmente che si tratta di un “voto finto” e che quindi la violenza è del tutto inutile e che deve cessare.

E su questa linea pare si sia allineato il Governo spagnolo.

Gli ha risposto Puigdemont, presidente del parlamento catalano con un secco “Vergogna”!

Il sindaco di Barcellona, ​​Ada Colau, invece protesta con una nota sul suo profilo Twitter: “Un presidente governativo codardo, (riferendosi a Mariano Rajoy),  ha inondato la nostra città con la polizia.La città di Barcellona di pace, non ha paura”

Soraya Sáenz de Santamaría, vicepresente spagnolo va giù dura: “Continuare con questa farsa non porta da nessuna parte”.

La prima ripercussione sul quel che accadrà nei prossimi giorni, arriva subito dal mondo del calcio. Il Las Palmas ha chiesto di giocare la partita di oggi contro il Barcellona con una maglietta dei colori della bandiera spagnola. I dirigenti del Barca hanno chiesto un rinvio della partita. Al rifiuto della Lega di concedere il rinvio il club catalano, per paura di subire invasioni di campo, ha deciso di giocare a porte chiuse.

All’alba Prime cariche di polizia davanti ai seggi. La polizia catalana, i mossos,  non erano intervienuti, ignorando l’ordine della magistratura. Era un momento cruciale. Sotto la pioggia con la gente già per la strada all’alba, i Mossos, la polizia catalana, non chiudeva i seggi e alle 8 di mattina dal porto di Barcellona si muoveva la Guardia Nazionale e la Polizia Civile, in tenuta antisommossa.

L’atteggiamento dei Mossos fin qui appare chiaro, non intervenire in nessun modo: né ostacolando, né favorendo il voto.

Centinaia di furgoni neri, senza insegne, si dirigono verso tutti i seggi elettorali.

Alle 8.30 la polizia comincia a entrare nei seggi, rompe le catene poste all’ingresso, bloccando la lunga fila di persone in attesa.

La Generalitat comunica che chiunque può votare, in qualsiasi parte si trovi, in una sorte di censimento e voto universale. Il voto potrà avvenire senza busta, senza scheda e non si sa a chi dovrà essere consegnato.

Un foltissimo schieramento di polizia è schierato nel seggio di Sant Julià de Ramis dove è atteso il presidente della Generalitat di Catalogna, Carles Puigdemont. Il seggio è bloccato.

Puigdemont vota in un bar in zona Graca.

Ore 10.30. Tarragona. La polizia nazionale ha rimosso i sondaggi dal Centro Civico di Campclar, un quartiere alla periferia di Tarragona. Un organizzatore della stazione elettorale ha dichiarato,  che “40 urne sono state rimosse dalla polizia.

E la Spagna intera si mobilita.

La Generalitat, il governo della Catalogna, non ha dubbi e si voterà. Lo ha gridato con tutta la sua voce Carles Puigdemont, nel comizio conclusivo stanotte al Montjuic, in un coro assordante e ritmato di “Indipendenza Sì”, chiamando a raccolta i 5.343.358 catalani che avranno diritto al voto nei 6.249 seggi allestiti in scuole, centri civici e sportivi, teatri, da Barcellona a Girona, dai Pirenei alla Costa Brava.

Una massa di persone che fin dalla notte di oggi  già per le strade, in fila davanti ai seggi, che verosimilmente saranno sbarrati e presidiati dalla stessa polizia catalana.

Ma anche la Spagna unitaria si è mobilitata, in quella che El Pais, il più importante quotidiano spagnolo, di fede unionista, ha chiamato “la giornata della grande sfida della democrazia spagnola”. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza chiedendo l’unità della nazione spagnola.

Anche a Barcellona, alcune  centinaia di persone, in un clima certamente non facile, si sono riunite in piazza de Sant Jaume inneggiando all’unità del paese. Via via la presenza si è ingrossata e come ci dice il sito di Vanguardia, quotidiano di Barcellona, sono ormai migliaia le persone di fede unionista che stanno presenziando la piazza manifestando contro il voto di domani.

Secondo la polizia si tratterebbe di quasi 6mila persone, secondo gli organizzatori del movimento Si per la Spagna, sono oltre 15 mila,

La giustizia spagnola ha infatti ordinato alla polizia di chiudere i seggi, sequestrare urne, schede e computer. 

Ma Puigdemont, non ha dubbi sull’esito della sfida. Lo ha detto invitando le famiglie a occupare fin da questa notte i seggi, dove domenica si dovrà votare, presentando le urne, di plastica leggera, di produzione cinese, quasi delle gabbiette, reperite freneticamente nelle ultime ore al mercato. Le urne ufficiali ovviamente erano già state tutte sequestrate. Ma come ha detto il presidente catalano, questa è la dimostrazione che domenica si voterà e che il diritto al voto verrà difeso in ogni modo.

Da Madrid, invece, un atteggiamento di evidente fermezza e determinazione, ma senza proclami e ormai senza più appelli.

Il porto di Barcellona è di fatto bloccato da navi da guerra.

L’aeroporto verrà chiuso nelle prossime ore.

Già alle 23 di venerdì la Guardia Civil aveva fatto irruzione nel Centro delle Telecomunicazioni, per evitare il voto telematico e bloccare la raccolta centralizzata dei dati del voto stesso.

Non si esclude neanche un totale black-out per rendere di fatto impossibile la pubblicazione del voto su tytti i media.

Nella notte di ieri si erano uditi spari nelle vicinanze di un seggio elettorale a Manlleu, a una ottantina di chilometri da Barcellona. Ci sarebbero stati 4 feriti. Un episodio ancora non del tutto chiarito.

Sulle vie che portano alla capitale catalana, l’incredibile sequenza di blindati con migliaia di poliziotti della Guardia Civil che superavano velocemente la colonna infinita di trattori guidati da contadini, che dalla campagna per tutta la giornata sono affluiti nella città, ormai praticamente assediata.

Adesso, all’apertura dei seggi, molti dei quali neanche si sa dove saranno collocati, cosa accadrà?

Il primo ministro Rajoy è stato fin troppo chiaro. Spetterà ai mossos intervenire, sgombrando i seggi, impedendo di fatto l’afflusso al voto. Se la polizia catalana dovesse fallire, toccherebbe alle migliaia di poliziotti inviati in queste ore da tutta la Spagna,intervenire chiudendo i seggi.

Si intuisce quindi che Madrid sa che il voto ci sarà; che in molti riusciranno a votare, ma che sarà alla fine impossibile poter dire che sia stato un voto valido.

Chi potrà mai certificarlo?

Madrid ha fatto sapere che gli organizzatori e gli scrutatori saranno passabili di multe salatissime, fino a 600mila euro a testa, oltre al licenziamento in tronco.

Ma è evidente che la Catalogna non tornerà indietro.

Ma è evidente che la Spagna non può accettare una indipendenza che oltretutto aprirebbe le porte alle secessioni di Galizia e Paesi Baschi, segnando la fine dello Stato unitario.

Davanti alla rotta di evidente collisione, con le due macchine ormai lanciate a tutta velocità, l’una contro l’altra, tutta Europa attonita si interroga su quanto sta avvenendo e su come si sia potuti giungere a questo livello dello scontro.

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