CATALOGNA IN FUGA. EMIGRANO BANCHE E AZIENDE. CROLLA IL TURISMO

Di Sara Falconieri. Catalogna. La voglia di indipendenza rischia l’effetto boomerang. Le prime reazioni allo scenario di una regione che potrebbe diventare Stato indipendente scegliendo la via impervia di una dura contrapposizione, arrivano dal settore economico-finanziario. Si sta infatti assistendo ad una incredibile fuga delle principali banche iberiche dalla Catalogna. Banco Sabadell, quinta banca spagnola, ha dichiarato di voler spostare la propria sede legale ad Alicante e anche CaixaBank, prima banca della regione catalana, si prepara al trasloco nelle Baleari, mentre Mediolanum scappa a Valencia. A generare la fuga è il rischio che il divorzio della Catalogna con la Spagna possa far crollare la situazione economica. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha lanciato per primo l’allarme. La economista capo missione del Fmi in Spagna Andrea Schaechter ha ammonito “Consideriamo che le prospettive attuali per la Spagna siano positive. Ma nel caso in cui si prolungassero, le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi” ha dichiarato la Schaechter a El Pais.

Una mossa con cui le banche vogliono mettersi al riparo da una possibile dichiarazione di indipendenza della Generalitat che porterebbe la Catalogna ad uscire dall’Eurozona. Essere fuori dall’Europa per le banche vorrebbe dire perdere il sostegno della BCE e l’accesso ai suoi contanti. A confermarlo il commento dell’economista e deputato di Sinistra Italiana Stefano Fassina, ospite a Teleambiente: “L’eventuale secessione porterebbe la Catalogna fuori dall’UE e dall’Eurozona quindi sarebbe un terremoto con effetti sulla stabilità della regione. Se ci fosse stata meno polizia e più informazione si sarebbe lasciato andare i cittadini catalani a votare. Ricordando che il referendum non avrebbe avuto effetto in quanto incostituzionale e che la secessione avrebbe portato all’uscita dall’UE, avremmo avuto un clima più razionale che avrebbe aiutato i cittadini a fare scelte più ponderate”.

Ma gli istituti di credito non sono gli unici ad abbandonare la regione di Barcellona. Scappano anche le grandi imprese industriali e dei servizi come Abertis (multinazionale del settore delle infrastrutture di trasporto e tlc) e il colosso energetico Gas Natural, intenzionato spostarsi a Madrid. Al seguito, la produttrice di spumante Cava, la società di telecomunicazioni Eurona Wirless Telecom, la società di biotecnologie Oryzon Genomics e l’azienda Seat del gruppo Volkswagen. Persino la società di distribuzione dell’acqua Agbar ha deciso di trasferire la sede a Madrid a causa delle tensioni politiche.

Un elenco di imprese destinato ad allungarsi viste le previsioni di Fitch e Moody’s. L’agenzia di rating Moody’s ha anticipato che il merito creditizio di molte emittenti di obbligazioni in Spagna e nella regione è destinato a peggiorare dopo la possibile “Catalexit”. Per la Catalogna sarebbe difficile mantenersi sui mercati finanziari, almeno inizialmente. Al contrario, Madrid “manterrebbe una significativa forza di credito e rimarrebbe a livello di `investment grade’”.

Tutte stanno valutando un piano di trasferimento, incentivato dal governo spagnolo che intanto ha approvato un decreto per agevolare il processo di spostamento delle sedi legali delle imprese.

L’instabilità catalana dopo le violenze allo scorso referendum non risparmia il settore turistico. Turisti in fuga e prenotazioni cancellate, con conseguenze su hotel e infrastrutture.

Insomma, un “fuggi fuggi” generale che si sta facendo sempre più concreto. Serve che il governo spagnolo e quello europeo si diano una mossa. E che la Catalogna e i suoi rappresentanti ponderino per bene una mossa che al momento appare temeraria.

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