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CATALOGNA AL VOTO. AFFLUENZA ALTA. ESITO INCERTO

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Barcellona. Voto in Catalogna. Alle 13 affluenza molto alta, pari al 34,69%, ma ancora inferiore a quelle del 2015, quando alla stessa ora aveva votato il 35,10 %.

La questione dell’affluenza appare fondamentale: più cittadini al voto e più possibilità che i fautori dell’indipendenza abbiano la peggio.

E’ comunque un raffronto difficile da fare, poiché in quella consultazione, che era meno carica di tensioni e di questioni, si teneva di domenica e non in un giorno feriale, in cui molta gente ancora è al lavoro.

Da stamani alle 9 si vota in Catalogna per le elezioni che dovranno definire le forze chiamate non solo a governare la regione catalana ma anche a decidere come risolvere la questione della indipendenza, proclamata dalla Generalitat presieduta da Carles Puigdemont, rifugiatosi all’estero, e cancellata dal capo del governo Mariano Rajoy dopo aver imposto l’articolo 155, azzerando il parlamentino e perseguendo i suoi rappresentati indipendentisti.

Fin da questa mattina si sono create lunghe file ai seggi, con 5.554.000 chiamati a votare fino alle 20 di questa sera.Il voto al momento appare tranquillo e composto.

A queste elezioni si presentano 3 formazioni indipendentiste: la Esquerra Repubblicana dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, che a differenza di Puigdemont è rimasto a Barcellona e se me è andato in carcere, poi Junts de Catalunya di Puigdemont e la Cup.

In lizza anche  le tre formazioni storiche catalane, che sono anche antindipendentiste. Il PSC (Partito socialista catalano), Il Partito popolare e i Ciudanos (Cittadini) di Ines Arrimadas che secondo i sondaggi della vigilia sarebbe la grande favorita della consultazione odierna.

I partiti per formare il nuovo governo debbono ottenere almeno la metà più uno dei seggi necessari (68 seggi).

Nel 2015 gli indipendentisti ottennero 78 seggi con il 47,8% dei voti.

Oggi la consultazione appare sembra più equilibrata e il rischio che si risolva in una sorta di pareggio tecnico appare molto alto.

E se non esce una maggioranza chiara alle urne? Si tornerebbe al voto, ma intanto il discorso sulla indipendenza sarebbe fortemente compromesso e il governo spagnolo avrebbe la possibilità di guadagnare ulteriore tempo.

Insomma, si gioca tutto sulla lama in un rasoio, mentre l’Europa, appare distratta e lontana.

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