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Caso Report, Ranucci: “Rispetterò la legge che mi impone di tutelare le mie fonti”

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Comunicato congiunto della Federazione Nazionale Stampa Italiana e dell’Unione Sindacale Giornalisti Rai sulla sentenza del Tar del Lazio che obbliga Report e Sigfrido Ranucci a fornire alla Lega gli atti dell’inchiesta della puntata ‘Vassalli, valvassori e valvassini’. “Questa sentenza – scrivono – “mette a rischio la tutela delle fonti”.

“La sentenza del TAR non la rispetterò. Rispetterò la legge, che mi impone di tutelare le mie fonti. Perché la tutela delle fonti è la base del giornalismo e della libertà di stampa“. Queste la parole pubblicate con un post su Facebook dal conduttore di Report, Sigrifido Ranucci. Il Tar del Lazio ha emesso una sentenza con cui ha ordinato alla redazione della trasmissione televisiva di concedere l’accesso alle fonti utilizzate per realizzare un’inchiesta giornalistica sull’avvocato Andrea Mascetti, considerato vicino alla Lega e al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.


“Indebolire il pilastro della tutela delle fonti vuol dire demolire la professione giornalistica, la sua possibilità di fare inchiesta, e quindi vuol dire sgretolare il diritto dei cittadini a essere informati. La sentenza del Tar è su Report, ma non riguarda solo Report. Perché apre scenari preoccupanti per la tenuta complessiva della tutela delle fonti sancito dalla legge professionale. E non riguarda solo la Rai, ma rischia di travolgere tutte le aziende che accedono a contributi pubblici”.

Lo affermano, in una nota congiunta, Federazione nazionale della Stampa italiana e Usigrai, che hanno deciso di convocare per mercoledì 23 giugno alle 15, nella sede della Fnsi, una conferenza stampa “per fare il punto sulla sentenza e sulle iniziative che metteremo in campo a tutela di tutte le giornaliste e i giornalisti”.

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Il caso riguarda una sentenza del Tar del Lazio che obbliga Report e il conduttore Sigfrido Ranucci  che ha dato ragione al legale sull’accesso agli atti in possesso della redazione di Report, relativi alla puntata ‘Vassalli, valvassori e valvassini’ del 26 ottobre 2020 ed in particolare al servizio giornalistico che lo riguarda. E ora la Rai, quindi, “dovrà consentire al ricorrente, entro giorni trenta dalla comunicazione o notificazione (se anteriore) della presente sentenza, l’accesso agli atti e ai documenti”.

La sentenza, infatti, fa riferimento alla “documentazione connessa all’attività preparatoria di acquisizione e di raccolta di informazioni riguardanti le prestazioni di carattere professionale svolte dal ricorrente in favore di soggetti pubblici, confluite nell’elaborazione del contenuto del servizio di inchiesta giornalistica mandato in onda, nello specifico avente ad oggetto la rete di rapporti di consulenza professionale instaurati su incarico di enti territoriali e locali”. In altre parole l’avvocato Mascetti deve ottenere le richieste fatte da Report in merito alle sue consulenze.

“La sentenza del Tar del Lazio è gravissima. Viola la Costituzione, viola la libertà di stampa. Una sentenza miope che paragona il lavoro giornalistico a degli atti amministrativi. E’ come se Ilaria Alpi fosse morta per degli atti amministrativi”, dice Sigfrido Ranucci, conduttore del programma televisivo. “Questa sentenza – continua – crea di fatto giornalisti di serie A e di serie B: quelli che lavorano nel servizio pubblico non possono tutelare le proprie fonti, gli altri sì. E’ un attacco senza precedenti, dovuto alla debolezza delle Istituzioni in generale e alla delegittimazione della politica nei confronti del giornalismo di inchiesta. Report non svelerà le proprie fonti, non darà gli atti a Mascetti, non lo faremo neppure da morti. Devono venire a prenderli con l’esercito”.

Ranucci, inoltre, fa notare come in caso di sentenza avversa anche al Consiglio di Stato, la Rai potrà rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che di recente ha ribadito il diritto dei giornalisti a tutelare le proprie fonti.

 

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