Home Energia Case green, la direttiva Ue verso il sì ma l’Italia resta contraria

Case green, la direttiva Ue verso il sì ma l’Italia resta contraria

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La posizione del governo Meloni è nettissima.

La direttiva Ue sulle ‘case green‘, che prevede la classificazione energetica di tutti gli edifici residenziali, verso il sì. Oggi pomeriggio, nella seduta plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo, si terrà la discussione, prima della votazione definitiva prevista per le 12 di domani, martedì 14 marzo 2023. La posizione del governo italiano, però, resta nettamente contraria all’approvazione.

Case green, cosa prevede la direttiva

La direttiva, promossa per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, prevede una classificazione degli edifici residenziali in base alla loro prestazione energetica. La classificazione si articola su sei diversi livelli (su una scala da A a G) e la direttiva prevede che gli edifici raggiungano il livello E entro il 2030 e il D entro il 2033. Il livello G, il più basso, dovrebbe rimanere limitato a non più del 15% degli edifici. Per gli edifici pubblici e non residenziali, gli obiettivi sono anticipati di tre anni (E entro il 2027 e D entro il 2030).
La direttiva, inizialmente più rigida, è stata ammorbidita grazie ad un compromesso tra i partiti (ad esempio, l’obbligo non è previsto per case di vacanza, palazzi storici ufficialmente protetti, chiese, abitazioni indipendenti di meno di 50 m², alloggi sociali di proprietà pubblica). Le esenzioni riguarderanno al massimo il 22% degli edifici e resteranno possibili sono fino al 2037.

Case green, il governo contrario

Inizialmente Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, si era detto favorevole alla sua adozione, ma poi la posizione ufficiale del governo è cambiata. E in Commissione Industria, il 9 febbraio scorso, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato compatti per il no (mentre Pd e M5S hanno votato sì). In particolare, c’è una norma pensata ad hoc per l’Italia: l’esclusione degli edifici che richiedono una particolare conservazione in base all’ambiente circostante o al particolare valore architettonico e storico. Una sorta di aggiustamento su misura pensato per i borghi italiani, ma il governo Meloni continua a descrivere la direttiva come “una patrimoniale mascherata”.
La proposta dell’Europarlamento è inaccettabile perché pone come vincolo le due date 2030-2033 come vincolo individuale, ma Commissione e Consiglio europeo dicono che è un vincolo Stato calcolato sulla media” – aveva spiegato Gilberto Pichetto Fratin – “Con i vari bonus edilizi abbiamo già efficientato 360mila immobili. La stima, senza dati definitivi, parla di almeno 3,5 milioni di edifici quindi qualcuno deve dire come potremmo raggiungere quegli obiettivi. L’unica valutazione seria sarebbe se il modello è di una media e di un percorso“.

L’efficientamento energetico necessario 

Secondo uno studio della Commissione europea, gli edifici nell’Ue sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. I fondi per le ristrutturazioni, però, secondo la direttiva dovrebbero evitare di pesare sulle fasce di popolazione più povere. E le misure in tal senso spetterebbero ai governi dei singoli Stati membri.