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Chi sono e cosa fanno i Caschi Verdi per l’Unesco

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Caschi verdi.  Un primato dell’Italia nel mondo. Sono i ‘Caschi Verdi per l’Unesco’, la task force ambientale frutto di un protocollo di collaborazione sottoscritto con l’istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), partito ufficialmente a gennaio scorso ed in fase sperimentale sul territorio italiano con l’obiettivo di portare i caschi verdi nel resto del mondo.

Si tratta, spiega un comunicato, di un gruppo di 22 esperti tra geologi, biologi, architetti, fisici, che fornirà supporto nelle aree protette e nei territori italiani riconosciuti in ambito internazionale, con l’obiettivo di garantire salvaguardia e valorizzazione dei siti Unesco.

“Ho fortemente voluto – ha sottolineato Costal’inserimento, all’interno del Dl Clima che così entra finalmente nel vivo, della figura dei Caschi Verdi per l’Ambiente, consapevole della necessita’ dei nostri siti di avere piu’ tutele, e di valorizzare maggiormente il nostro patrimonio naturale. A questo programma sperimentale sono destinati 2 milioni di euro per ciascuno degli anni, dal 2020 al 2022″.

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L’Italia, prosegue la nota, presenta un numero significativo, a livello mondiale, di siti ed elementi riconosciuti dall’Unesco, ricadenti anche in aree protette, terrestri e marine, e che rappresentano l’eccellenza di quel forte legame tra capitale naturale e capitale culturale che caratterizza il territorio italiano ed il sistema delle aree protette.

“Per questo motivo – ha aggiunto il ministro – la loro tutela e valorizzazione deve essere costantemente assicurata e sostenuta attraverso monitoraggi e strategie adeguate”.

Al momento, le richieste di supporto interesseranno 7 soggetti gestori: si tratta di 4 Riserve MAB (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), 2 Patrimoni mondiali (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e 1 Geoparco (Adamello Brenta).

Il supporto riguarderà la definizione di piani di gestione, attività di salvaguardia e valorizzazione, di comunicazione ed educazione ambientale.

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“Abbiamo presentato con successo l’iniziativa al direttore generale Unesco, Audrey Azoulay – spiega Costa – con l’auspicata prospettiva che possa essere promossa come buona pratica a livello mondiale”.

Parallelamente all’attività avviata con Ispra, il ministero dell’Ambiente ha interessato sulla costituzione della task force altre istituzioni pubbliche, inviando appositi inviti alla stipula di un protocollo d’intesa analogo alla commissione nazionale italiana Unesco, ai ministeri delle Politiche agricole, dei Beni e delle attività culturali, dell’Istruzione, nonché a Enea, Cnr e Crea.

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“Il numero cosi’ alto di adesioni volontarie ai Caschi verdi avute all’interno dell’ISPRA –  ha dichiarato il direttore generale Ispra, Alessandro Bratti – testimonia una volontà che va oltre il semplice incarico d’ufficio. Quello che ci aspetta e’ un compito delicato e pieno di responsabilità, che si svolge sul territorio italiano ma oltrepassa i confini nazionali. Siamo, infatti, fermamente convinti che tutti i siti Unesco debbano essere non solo supportati ma custoditi e valorizzati”.

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