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CARIGE, TERZO AUMENTO CAPITALE. AZIONISTI SPREMUTI MA TITOLO VOLA

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Banche. Si chiama Carige l’ennesimo deja-vu che scuote il sistema bancario. 

Dal 22 novembre al 6 dicembre sarà dato il via al nuovo aumento di capitale per Banca Carige, con l’emissione di quasi 50 miliardi di nuove azioni del valore di appena un centesimo ciascuna. Intanto, il mercato ha premiato Carige alla fine della giornata di Borsa. Il titolo dell’istituto ligure ha guadagnato il 53,26%, salendo a 14,1 centesimi e tornando a sfiorare i valori precedenti al crollo. 

Con la ricapitalizzazione gli azionisti potranno esercitare il diritto di opzione con un rapporto 1 a 60, che permette loro di acquistare 60 nuove azioni per ogni azione già in possesso. 6 miliardi di azioni saranno offerte a chi detiene obbligazioni subordinate, più rischiose perché in caso di problemi finanziari il rimborso è subordinato a quello dei creditori ordinari.

Una montagna di nuovi titoli che saranno venduti al prezzo unitario di un euro, con un aumento di capitale quantificabile a 560 milioni di euro che entreranno nelle casse della banca.

A garantire la ricapitalizzazione, Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays Bank, insieme ad Equita Sim come co-garante, che si sono impegnate a sottoscrivere le eventuali azioni inoptate.

A comunicare il nuovo accordo è l’amministratore delegato Paolo Fiorentino, dopo aver ricevuto il via da Consob sul prospetto informativo depositato da Carige nei giorni scorsi.

Ma i soci saranno ancora dalla parte della banca?

E’ già la terza volta che gli azionisti di Carige sono chiamati in aiuto a risollevare le sorti dell’istituto, che in cinque anni ha bruciato ben 4 miliardi di capitali. Carige è passata da un valore in Borsa di 2 miliardi nel 2013 agli appena 124 milioni attuali. Un arco di tempo in cui il cda per risanare le ferite si è accordato su aumenti di capitale prima per 800 milioni nel 2014 e per 850 nel 2015.

Ed è di 560 milioni la nuova richiesta, di cui 300 sono già coperti con le sottoscrizioni dei “soci noti, soggetti istituzionali ed ex bondholder”, come ha confermato l’amministratore delegato Fiorentino. Unipol, Generali e Intesa si sono detti pronti all’acquisto dei bond per circa 60 milioni, insieme ai grandi azionisti come Malacalza e Volpi. La restante parte dovrà essere coperta dai piccoli azionisti retail, che potrebbero anche rispondere negativamente alla richiesta. “La banca è già passata da due aumenti di capitale e, ciò nonostante, circa la metà è ancora in mano per il 50% a questa tipologia di investitori”, è il commento speranzoso di Guido Pardini, condirettore generale di Intermonte, principale broker italiano.

E la speranza è che gli investitori scelgano di credere ancora in una ripresa di Carige, che oggi è riuscita a riacquistare quota dopo il crollo dei giorni scorsi su piazza Affari del 37,54% a 9 centesimi e due giorni di sospensione dalle negoziazioni.

A mettere la banca in bilico, un numero sproporzionato di Npl, nonostante il ricorso alle garanzie pubbliche per i crediti deteriorati. Carige ha ancora sofferenze per 3 miliardi, il 15 % degli impieghi che diventa il doppio contando anche le inadempienze probabili. E ancora, i problemi di redditività con una perdita per il 2017 a oggi di circa 210 milioni di euro.

All’attesa degli esiti della ricapitalizzazione, fa da sfondo lo sciopero di 4800 dipendenti dell’istituto genovese, contro un piano che manderebbe a casa 1000 dipendenti, con la chiusura di 120 filiali. Il primo, dopo 15 anni.

Il rischio è che Carige finisca per inciampare nel burrone di Mps e delle altre quattro banche cadute in risoluzione. Un problema su cui è intervenuto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini che ha proposto di intensificare le indagini sulle banche con l’istituzione di una super procura, sul modello antimafia di Falcone degli anni 90. Lo scopo è quello di recuperare la fiducia dei cittadini andata persa dopo gli scandali di mala gestione dietro le crisi bancarie.  

Insomma, non resta che attendere il risultato delle nuove misure. Sperando che le tasche dei cittadini questa volta ne restino fuori.

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