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CARCERI, OLTRE 58 MILA DETENUTI SU 50 MILA POSTI. NEGLI HOTSPOT VIOLATI I DIRITTI FONDAMENTALI

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Carceri, oltre 58 mila detenuti su 50 mila posti. Trecentoottanta. Tante sono le pagine che compongono la Relazione al Parlamento 2018 del Garante Nazionale delle persone detenute o private della libertà personale.

La Relazione, illustra le criticità e le positività riscontrate nel corso dei monitoraggi condotti dal Garante nazionale tra il 2017 ed il 2018 e contiene anche i punti salienti delle raccomandazioni inviate di volta in volta alle Autorità competenti.

Cresce il numero dei detenuti le carceri italiane. 58.569 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 50.615.

Numeri in aumento – osserva il Garante, Mario Palma – seppur con un andamento di crescita negli ultimi mesi meno rapido, che descrivono una situazione che occorre tenere scrupolosamente sotto controllo, anche se certamente lontana da quella allarmante che aveva portato l’Italia a essere condannata per le condizioni delle sue carceri dalla Corte Edu nel 2013“.

Gli stranieri – si legge ancora nel Rapporto – sono “ormai presenti in modo consistente” con 20.856 presenze, pari al 35,6% della popolazione detenuta.

Dall’inizio di quest’anno, 23 sono le persone che si sono tolte la vita in carcere e sono numerosi i casi di autolesionismo registrati.

Il Rapporto, mette inoltre in risalto, la necessità di tutela per i “soggetti vulnerabili come le persone transessuali, rom, sinti e camminanti.

In evidenza anche “l’assoluto vuoto trattamentale” in alcune sezioni dedicate alla detenzione femminile.

“Nonostante alcuni sforzi dell’Amministrazione penitenziaria, manca un approccio di genere – si legge nella relazione – che tenga conto di esigenze, caratteristiche e problematiche specifiche femminili”.

Al 31 maggio scorso, inoltre, risultano essere 8 i bambini sotto i 3 anni che vivono in istituti di pena assieme alla madre detenuta.

Forti criticità infine, per le operazioni di rimpatrio forzato di cittadini stranieri irregolarmente presenti nel nostro Paese.

Nella relazione annuale, si evidenzia come nel corso delle operazioni di rimpatrio forzato continuano a essere adottate pratiche “più volte stigmatizzate” e decisamente “non in linea con gli standard internazionali”.
Un esempio, è “la consuetudine, riscontrata nella gran parte delle operazioni monitorate” di tenere anche per molte ore i polsi dei rimpatriandi legati tramite delle fascette in velcro.

Nelle strutture per i migranti, si sono riscontrate scadenti condizioni materiali e igieniche.

Ma ancora, scarsa trasparenza e mancanza di un sistema di registrazione degli eventi critici, assenza di una procedura di reclamo per far valere violazioni.

Nel 2017 – si legge nel Rapporto – si è assistito a un calo degli arrivi sulle coste italiane e a una corrispondente diminuzione degli ingressi negli hotspot (65.295 nel 2016 e 40.534 nel 2017), contemporaneamente si è registrata “una crescita del numero delle persone transitate nei centri di trattenimento (+36%), del numero dei centri stessi e delle persone rimpatriate in maniera forzata con scorta internazionale (+25%).

Per il Garante, gli hotspot “continuano ad essere luoghi dalla natura giuridica incerta”, con “possibili gravi ripercussioni sui diritti fondamentali delle persone straniere”.

Il rischio, è quello di “generare zone d’ombra divenendo di volta in volta strutture aperte o chiuse a seconda delle esigenze dell’Autorità di pubblica sicurezza e delle procedure messe in atto” e “l’ambiguità” di questi luoghi “finisce così’ per incidere sulla libertà personale degli ospiti, che oltretutto non possono godere di una tutela giurisdizionale”.

Elemento di “grave criticità” sono anche “i tempi di permanenza delle persone”: se “come spesso accade a causa dell’ingente flusso di arrivi, si oltrepassano le 24-48 ore previste dalle direttive ministeriali” la “convivenza forzata” può “innescare situazioni di tensione”.

“Tutte le aree di privazione della libertà, hanno meritato e meritano attenzione in ragione delle caratteristiche specifiche che le contraddistinguono, imponendo interventi mirati ed un monitoraggio costante dei fenomeni in evoluzione” – scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute.“Questa opera, rivolta a rendere, in ossequio al dettato costituzionale, più coesa, sicura e rispettosa dei diritti delle persone la nostra società – scrive ancora Mattarella – merita apprezzamento e incoraggiamento”.

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