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La Germania investe 40 miliardi di euro per dire addio al carbone nel 2038

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Carbone. La Germania è pronta a dire addio definitivamente al carbone entro il 2038 e vuole farlo con un sostanzioso piano di compensazione per i produttori.

Ad oggi il carbone assicura al Paese circa un terzo del fabbisogno di elettricità.

Il governo federale di Angela Merkel ha stanziato quaranta miliardi di euro in 18 anni per la compensazione dei gestori delle centrali e le misure sociali per i lavoratori che rimarranno senza un impiego.

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È sorpreso dalla decisione della Germania?
“Si tratta di una scelta coraggiosa e consapevole che va accolta in maniera positiva, anche perché si sovrappone all’abbandono del nucleare approvato dopo il disastro di Fukushima. La Germania, essendo uno dei maggiori produttori di gas a effetto serra dell’Ue, ha chiaramente una responsabilità elevata”.

Le proteste degli ambientalisti sono giustificate?
“Sì, sebbene l’obiettivo prefissato vada in una direzione corretta, a fronte dell’urgenza climatica con la quale siamo confrontati, il passo annunciato dalla Germania non è sufficiente. Fissare l’uscita del carbone al 2038 non permetterà di mettere al riparo dai cambiamenti climatici né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi, vale a dire limitare il riscaldamento medio globale a +1,5°C rispetto all’era preindustriale”.

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Si calcola che soltanto per Rwe, il più grande produttore tedesco di energia fossile, l’abbandono del carbone implicherà la scomparsa di seimila posti di lavoro. Come si farà fronte ai disagi? 
“I 40 miliardi stanziati non comprendono gli investimenti che la Germania dovrà compiere per riuscire a sostituire un terzo dell’energia prodotta con nuove fonti. Ciò vuol dire che si perderanno migliaia di posti di lavoro, ma se ne creeranno altrettanti, se non di più, in un settore, quello delle energie rinnovabili, che è senz’altro più sostenibile”.

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Mühlenberg, in Svizzera, ha cessato la sua attività da tre mesi. Quando chiuderanno le centrali nucleari più potenti, le altre fonti riusciranno a fornire la quantità di energia necessaria?
“Potenzialmente sì, infatti secondo un recente studio del Politecnico federale di Losanna, sfruttando meglio i tetti presenti in Svizzera con l’installazione di pannelli fotovoltaici, si potrebbe coprire il 40% del fabbisogno di energia elettrica. Purtroppo attualmente si sfrutta solo un decimo del potenziale solare, non è dunque ancora sufficiente a supplire alla mancanza in futuro dell’energia di tipo nucleare”.

Quali sono gli altri cambiamenti necessari in ambito energetico?
“Oltre a cambiare vettore, da nucleare a solare, bisognerebbe anche ripensare completamente la maniera in cui si distribuisce l’energia. I tetti infatti sono ripartiti in maniera decentrale, quindi in futuro non avremo poche grosse centrali nucleari, ma avremo una miriade di piccole centrali solari che produrranno in maniera decentralizzata. Non da ultimo bisognerebbe ridurre i consumi energetici tramite, ad esempio, case più efficienti dal punto di vista del riscaldamento”.

 

 

 

 

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