Carabinieri Forestali a Linosa per salvare la Berta Maggiore, l’uccello simbolo del Mediterraneo

Prosegue l’impegno dei carabinieri forestali del Cites a Linosa, isola delle Pelagie, in Sicilia, per salvare dall’estinzione la berta maggiore, uccello marino da molti considerati simbolo del Mar Mediterraneo. 

L’Isola di Linosa è estesa per circa 5,5 Km q., fa parte delle Isole Pelagie e dista circa 160 Km. dalla Tunisia (altrettanti dalla Sicilia). Di origine vulcanica, raggiunge una altezza di circa 195 m.slm ed è area marina protetta (D.M. 21/10/1992 MATTM) oltre ad essere individuata quale area ZPS (zona protezione speciale) nell’ambito della Rete Natura 2000.

L’isola di Linosa è anche area protetta terrestre ai sensi del decreto Regione Sicilia n.82. del 18.4.2000.

La Berta maggiore (Calonectris diomedea), detta in dialetto turriàca, è un procellariforme (uccello delle tempeste) che vive e nidifica in circa 10.000 coppie stimate sull’Isola di Linosa (AG) quale unico sito italiano nel Mediterraneo, per dimensioni ed importanza, che rappresenta anche oltre la metà della popolazione globale di questa specie.

Nella mitologia greca le berte erano considerate sirene, esseri metà donna e metà uccello, che con il loro verso irresistibile incantavano i marinai attirandoli verso la costa dove le imbarcazioni naufragavano sulle rocce.

I ricercatori del progetto Pelagic Birds e l’Università di Palermo ne studiano da anni le rotte migratrici e le dinamiche eto-biologiche di orientamento che le portano a ritornare ogni anno negli stessi nidi dell’isola.

La specie è protetta dalla legge sul prelievo venatorio (L.157/92), è inscritta nella lista rossa IUCN e protetta dalle Direttive UE “Uccelli” (79/409/CE), che si raccorda automaticamente alla Direttiva HABITAT (92/43/CE).

Le direttive tutelano specie e habitat in un combinato incardinato nel sistema di conservazione “RETE NATURA 2000”.

La specie è esposta a minaccia, oltre che per la modificazione degli habitat e l’impatto antropico anche in ragione del prelievo delle uova per il consumo alimentare che viene operato nel breve periodo alla deposizione. La specie depone un unico uovo l’anno presso 3 siti di nidificazione presenti nel mar Mediterraneo di cui Linosa è il più importante.

Unico sito che compete con Linosa è quello di Zembra in Tunisia. Piccole colonie nidificano nelle Tremiti ed a Lampedusa.

Le uova vengono deposte dal 20 maggio circa fino ad inizio giugno e verranno covate a turno dal maschio e dalla femmina per circa 54 giorni.

Da evidenziare che la coppia rimane insieme per tutta la vita e la perdita dell’unico uovo deposto, rischia di portare alla separazione della coppia stessa producendo un’ulteriore danno alla sopravvivenza della specie.

In ottobre inizia l’involo dei piccoli. Il periodo di rischio per la raccolta è quello della deposizione.

A Linosa la pratica di asportare un quantitativo di uova, con l’uso del tradizionale “corco”, un cucchiaio piegato ancorato ad un’asta (per raggiungere l’uovo nelle cavità più profonde), proviene da una tradizione antica che trae origine anche dal bisogno di procurarsi fonti alimentari in un territorio così remoto ancora oggi soggetto a difficoltà di collegamento marittimo.

Va sottolineato, nel caso di specie, che la semplice condotta del prelievo di uova, oltre che danneggiare direttamente e significativamente la capacità riproduttiva della specie, intercetta anche una serie di condotte penalmente ed amministrativamente rilevanti.

In sostanza prelevare un uovo significa disturbare l’animale nel suo sito di nidificazione, pertanto sottoporlo a maltrattamento, prelevare una specie considerata protetta e non cacciabile, prelevare una specie illegalmente in area protetta, utilizzare mezzi non consentiti per una forma di prelievo venatorio, praticare “uccellagione”, financo esercitare una forma di furto ai danni dello Stato laddove l’attività si svolge in area protetta.
Un’antica tradizione alimentare che, a danno delle risorse in termini ecosostenibili ed ecoturistiche del territorio, rischia di minacciare significativamente la sopravvivenza di questa specie verso la quale l’Italia ha un dovere di tutela quale espressione di biodiversità di valore globale, oltre che nazionale.

Il servizio è stato concepito e organizzato, per aderire ad una richiesta pervenuta dai ricercatori del progetto Pelagic Birds e dell’Università di Palermo, in coincidenza del periodo di deposizione di uova di Berta maggiore, periodo peraltro coincidente con il passaggio di ulteriori importanti specie migratrici, soprattutto rapaci, sull’isola di Linosa (AG).

L’azione promossa dal Reparto Operativo – Sezione Operativa Centrale del Raggruppamento Carabinieri CITES, ha assunto particolare delicatezza in considerazione del carattere “culturale” delle violazioni segnalate (prelievo delle uova praticato per tradizione) che risultano difficili da eradicare e che hanno richiesto, un approccio oltre che di potenziale carattere repressivo, anche di natura ricognitiva, preventiva e dissuasiva.

Questo considerato che, come dimostrato anche dall’altissimo numero di furti di uova avvenuti nel passato (centinaia), successivamente calato con l’inserimento di questo servizio nelle Campagne Antibracconaggio di questo Raggruppamento, la sola presenza sull’isola di pattuglie specializzate dedite alla perlustrazione delle aree di cova, nel tempo, si è dimostrata un forte deterrente che, combinato all’educazione ambientale contestualmente prodotta dai militari operanti e rivolta principalmente alle scolaresche di Lampedusa e Linosa, fa auspicare in una futura estinzione del fenomeno stesso.

 

Il quadro normativo a tutela della specie

Il prelievo di uova, unitamente al disturbo dei siti di nidificazione, concretizzano le seguenti violazioni:

– artt. 3 e 21 commi b) e o) L.157/92. Condotte sanzionate dall’art.30 commi a), d), e), h) della legge 157/92 (periodo di chiusura caccia, specie protetta, in area protetta, mezzi non consentiti, uccellagione). Pene: arresto e ammenda per ogni fattispecie del comma 1)

– art.727 bis del C.P. si ipotizza per chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, distrugge, preleva o detiene esemplari appartenenti ad una specie selvatica protetta. Pene: da 1 a 6 mesi o ammenda 4.000 euro.

– art.733 bis del C.P. distruzione e danneggiamento habitat (incluso prelievo animali e uova). Pene: arresto fino a 18 mesi e ammenda 3.000 euro.

– i reati di furto e furto aggravato ai danni dello stato: artt. 624 e 625 C.p. (nel caso di soggetti con licenza di caccia)