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Capsule caffè compostabili e tostatura a legno, ecco come cambia l’impatto sull’ambiente

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Le capsule di caffè in alluminio e plastica quanto inquinano? “Dal processo produttivo alla distribuzione cerco di ridurre a zero l’impatto ambientale: tostatura a legno, produzione di capsule compostabili e consegna in bici”,  ci racconta Roberto Bernardini, titolare della Torrefazione Wet a Roma. 

In Italia su circa 1 miliardo di capsule di caffè vendute all’anno a finire in discariche e inceneritori è l’equivalente di 12 mila tonnellate (fonte Internazionale). I volumi di vendita crescono vertiginosamente ma resta aperto il nodo dello smaltimento: le capsule, realizzate in plastica e in alluminio, possono richiedere fino a 500 anni per essere smaltite e a riciclarle sono in pochi. Nella città di Amburgo, nella lista dei prodotti vietati negli edifici dell’amministrazione comunale perché inquinanti, compaiono le capsule proprio perché sono difficili da riciclare.

Capsule caffè, impatto sull’ambiente e rischi per la salute

In Italia sono diverse le realtà che hanno introdotto nella loro produzione le capsule compostabili e tra queste la Torrefazione Wet di Robero Bernardini: “Dal processo produttivo alla distribuzione cerco di ridurre a zero l’impatto ambientale: tostatura a legno, produzione di capsule compostabili e consegna in bici“.

Roberto ha 48 anni, è nato a Roma e ha lavorato per anni come consulente finanziario per poi reinventarsi e dedicarsi alla sua torrefazione dal 2016 con un piccolo laboratorio nel comune di Morlupo (Roma).

Il caffè viene tostato con legno di ciliegio che, come ci spiega Roberto, “è la strada più difficile ma il legno è un materiale naturale, produce energia pulita, ecocompatibile, delicata, con caratteristiche diverse a seconda della pianta. Accompagna la cottura del caffè lentamente, più di 20 minuti, in modo che il processo di tostatura avvenga per piccoli passi. L’evaporazione dell’acqua e l’aumento del volume del chicco avvengono così senza stress, mantenendo l’aroma e le caratteristiche del caffè“.

La macchina che tosta il caffè può essere a gas o a legnaQuella a gas è sicuramente più veloce ed è quella più utilizzata dalle grandi aziende per esigenze industriali.  “Sono pochi in Italia che tostano a legna, come si faceva un tempo. I consumatori devo essere rieducati perché molto spesso la gente non si chiede da dove viene il caffè. Tostare il caffè con legno di ciliegio non è un ritorno al passato ma il riprendere delle qualità intrinseche delle tecniche di un tempo che oggi il moderno non può per sua stessa essenza replicare“, afferma il titolare della Torrefazione Wet. 

Capsule caffè, ritiro dal mercato: presenza di particelle di plastica

Dopo anni di monopolio della moka, oggi protagoniste del consumo del caffè in casa o negli uffici pubblici sono le capsule in alluminio o plastica, ovvero caffè monoporzionato. “Esiste il settore del caffè tostato e il monoporzionato ovvero le capsule (quelle compatibili per la Nespresso, le più richieste) e le cialde rotonde. – ci spiega Roberto- Il settore delle capsule è stato inventato dalla Nespresso con un brevetto che successivamente ha dovuto rendere pubblico. 

Capsule compostabili Torrefazione Wet

Questo ha creato il mercato parallelo delle capsule compatibili e tutti i torrefattori hanno fatto le loro. Quelle compostabili sono fatte con amido di riso e materiali che possono essere buttati nell’umido. Se buttate nel terreno dopo 15 e 20 giorni si eliminano e diventano concime, cosa che non accade ovviamente per quelle in plastica o alluminio. Al momento quelle compostabili sono più costose ma parliamo di qualche centesimo rispetto alle altre e di una spesa sostenibile che fa bene all’ambiente”.

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La sostenibilità passa anche per il packaging e i prodotti della torrefazione di Roberto vengono confezionati con carta riciclata e barattoli di vetro per il macinato. 

E anche le consegne avvengono in maniera ecologica: “Consegno a Roma il caffè fresco appena tostato e lo faccio in bicicletta per la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera“, racconta Roberto. 

Questo periodo difficile che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria è il giusto momento per riflettere e rivedere le nostre abitudini di consumo, considerando gli enormi costi economici ed ambientali legati, in questo caso, alla produzione e smaltimento di capsule in alluminio e in plastica, optando per scelte più sostenibili non solo per l’ambiente ma anche per la nostra salute. 

 

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