Capsule caffè, impatto sull’ambiente e rischi per la salute

Capsule caffè. Le capsule hanno un grande impatto ambientale, dovuto al difficile recupero dei materiali come alluminio, plastica e fondi di caffé.  Come si comportano le aziende leader nel settore? Quali i rischi per la salute? Secondo alcune ricerche il furano si concentra maggiormente nelle capsule di caffè.

Dopo anni di monopolio della moka, oggi protagoniste del consumo del caffè in casa o negli uffici pubblici sono le capsule. Sono oltre 10 miliardi le capsule di caffè vendute nel mondo ogni anno, che generano 120 mila tonnellate di rifiuti, di cui 70 mila nella sola Europa (dati di Life Pla4coffee).  I volumi di vendita crescono vertiginosamente, ma resta aperto il nodo dello smaltimento. Le capsule, realizzate in plastica e in alluminio, possono  richiedere fino a 500 anni per essere smaltite e a riciclarle sono in pochi. Nella città di Amburgo, nella lista dei prodotti vietati negli edifici dell’amministrazione comunale perché inquinanti, compaiono le capsule proprio perché sono difficili da riciclare.

Secondo alcune stime – si legge su Internazionale – il numero di cialde venduto ogni anno potrebbero essere sufficiente a fare 12 volte il giro del mondo. In Italia su circa 1 miliardo di capsule vendute all’anno, a finire in discariche e inceneritori è l’equivalente 12 mila tonnellate.

Ma cosa stanno facendo le grandi aziende nel settore della produzione di capsule per caffè?

Dal 2011 Nespresso ha lanciato in Italia  il progetto di recupero e riutilizzo delle capsule in collaborazione con Banco Alimentare, CIAL, Federambiente e CIC (Consorzio Italiano Compostatori). Questo progetto consente ogni anno di recuperare e destinare a seconda vita le capsule usate, riciclandone i due materiali che le compongono: l’alluminio e il caffè residuo. L’alluminio viene destinato alle fonderie per essere trasformato in nuovi oggetti.  Il caffè diventa invece compost e viene utilizzato come fertilizzante in una risaia in Provincia di Pavia. Il riso prodotto viene riacquistato da Nespresso e successivamente donato a Banco Alimentare Lombardia. In questi anni l’iniziativa ha permesso finora di donare oltre 2 milioni di piatti di riso a Banco Alimentare della Lombardia.

WayCap è invece una capsula riciclabile, 100% ecologica e compatibile con le macchine Nespresso che punta a risolvere il problema dello smaltimento delle capsule con un risparmio stimato intorno all’85% sul costo delle cialde per espresso tradizionali. Ad oggi le cialde di alluminio non sono considerate come rifiuto riciclabile, in quanto, la capsula andrebbe pulita dopo l’uso, il caffè rimasto dovrebbe essere buttato nell’organico e l’alluminio nel contenitore ad esso dedicato. Il consumatore tende quindi gettare le capsule direttamente nell’indifferenziato.

Per ridurre l’impatto ambientale, Lavazza, Coop e Vergnano hanno cominciato a vendere capsule compostabili. Tuttavia, non tutti gli impianti di compostaggio sono equipaggiati per il trattamento delle capsule “ecologiche”, che spesso vengono scartate e finiscono in discarica o all’incenerimento. Lavazza insieme a Comieco sta cercando di verificare la compatibilità delle capsule con gli impianti di compostaggio presenti sul territorio.

Un test condotto da Altroconsumo  ha preso in esame 23 tipi di capsule, analizzando la compatibilità, le caratteristiche fisico-chimiche e i livelli di due sostanze nocive: l’ocratossina e l’acrilammide. Complessivamente, i 23 caffé in capsula analizzati si possono dividere tra quelli di qualità buona (11) e quelli che hanno ricevuto un giudizio medio (12).

Ai primi posti della classifica troviamo: Nescafé Dolce Gusto Espresso, Illy Espresso 100% arabica e L’Aroma del Caffé Aromatico 100% arabica. Quest’ultimo, con i suoi 20 centesimi a capsula compatibile con il sistema A Modo Mio di Lavazza, si aggiudica anche il titolo di Miglior Acquisto per il rapporto qualità/prezzo. Si piazzano, invece, all’estremità opposta della classifica il caffé in capsula Bialetti Napoli e Let’s Espresso Ristretto (compatibile con A Modo Mio), che, oltre ad aver ricevuto un punteggio molto basso da entrambe le giurie, hanno anche alti livelli di tricloroanisolo (TCA responsabile dell’odore di tappo nel vino e considerata una molecola con un ruolo importante anche nell’analisi sensoriale del caffé). Qui tutta la classifica completa.  La soluzione migliore rimane il caffé da moka, oppure le cialdine in carta-filtro facilmente compostabili.

Alcuni ricercatori dell’Università di Barcellona, guidati dal professor Javier Santos, hanno effettuato una ricerca sulla presenza di furano nel caffè. Le concentrazioni maggiori di questo composto tossico sono state individuate nel caffè in capsule, tra i 117 e i 244 nanogrammi per millilitro. Nell’espresso sono presenti, invece, tra i 43 e i 146 nanogrammi per millilitro, mentre nel caffè che prepariamo in casa, possiamo trovarne ancora meno: 20-78 ng/ml con quello normale; 14-65 nel decaffeinato. Il livello più basso è stato riscontrato nel caffè solubile: 12-35 ng/ml.

Ma perché il furano è così concentrato nelle capsule di caffè?

Questa sostanza organica viene spesso a formarsi nel corso dei trattamenti termici degli alimenti: “La ragione di questi alti livelli”, spiega Santos, “è dovuta al fatto che le capsule, ermeticamente sigillate, impediscono al furano, che è un composto volatile, di disperdersi”.

L’ EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha effettuato una valutazione del rischio del furano per la salute umana, congiuntamente con ONU, FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità: la conclusione è che “il margine di esposizione per il furano rivela una preoccupazione per la salute umana”. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), l’ha inserita inoltre nella lista tra le possibili sostanze cancerogene per gli esseri umani.

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Cosa contiene veramente una capsula di caffè?

“Sono una capsula di allumino con dentro 4 grammi di caffè. 4 grammi di caffè a 0,40 euro, fanno 100 Euro al kg. Per una tonnellata di alluminio vengono prodotte quattro tonnellate di residui sotto forma di arsenico, titanio, cromo, piombo, vanadio, mercurio. Sostanze che vanno ad inquinare l’ambiente. Grazie ad una produzione di una tonnellata di caffè a settimana sono la regina del mercato!

Il caffè che uso è quello che costa di meno. Quando le polveri tradizionali vengono torrefatte a 200/220° in 20 minuti per me la torrefazione è a 1000°C per 90 secondi. Anche questo per risparmiare. Però il mio caffè è schiumoso e buono.

Semplicemente perché non contengo solo caffè ma anche un po’ di grassi animali, e additivi top secret. In più le macchine che vengono utilizzate hanno enormi costi economici ed ambientali per la loro produzione e per il loro smaltimento.

E non dimenticare l’energia elettrica che usano.

Ma attento, ti dono non solo caffeina ma anche furano che ingoi con piacere.

Il furano è una sostanza organica (prodotto intermedio utilizzato nell’industria chimica come solvente per le Resine durante la produzione di lacche e come agglomerante nella fonderia).

È volatile, lipofilo e CANCEROGENO per il fegato.

Contento tu…”

(testo tratto da “Mouvement pour la Terre”)

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