Roma

Il Tar Lazio blocca la revoca della scorta al Capitano Ultimo

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Capitano Ultimo. Continua a far discutere la concessione della scorta al colonnello, Sergio De Caprio, meglio conosciuto come Capitano Ultimo, che il 15 gennaio del 1993 arrestò il boss di Cosa Nostra, Totò Riina.

E’ di queste ore la notizia che il Tar del Lazio ha sospeso in via cautelare il provvedimento con cui il Ministero dell’Interno aveva annullato la protezione per l’ufficiale dei Carabinieri.

I giudici hanno accolto il ricorso presentato dal difensore di Ultimo, l’avvocato Antonino Galletti, fissando al prossimo 3 dicembre l’udienza per la trattazione collegiale del ricorso in camera di consiglio.

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Il ricorso fa seguito a un’altra impugnativa decisa dal Ta nel giugno scorso, allorquando i giudici ritennero illegittima la revoca della scorta disposta il 3 settembre 2018, e ordinarono una rivalutazione della questione.

“Ancora una volta il Tar di Roma accoglie le nostre ragioni, addirittura in sede d’urgenza – il commento di Galletti, che è presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma – ulteriore testimonianza del fatto che il colonnello De Caprio tuttora vive in una condizione di pericolo concreto ed attuale. Non ci risulta che la mafia sia stata ancora sconfitta e chi si è battuto a lungo contro di essa sacrificando la propria libertà e mettendo a rischio la vita ha diritto di essere tutelato dallo Stato”.

“Ringrazio l’avvocato Antonino Galletti e il Tar del Lazio – ha commentato De Caprio – che evidentemente ritengono la mafia ancora un pericolo per i cittadini e la vita e la sicurezza del capitano Ultimo preziosa e in pericolo a differenza del prefetto Alberto Pazzanese direttore di Ucis e del generale dei carabinieri Giovanni Nistri, comandante dell’Arma”.

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Un primo tentativo di revocare la scorta ad Ultimo ci fu nel 2010, provvedimento poi replicato, anche nel 2014 e nel 2018.

Proprio nel dicembre 2018 il Tar restituì la scorta a Di Caprio, confermando nel merito la decisione a giugno 2019, definendo illegittimo il provvedimento con il quale la Prefettura di Roma aveva comunicato la revoca del dispositivo di protezione disposto dall’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza personale.

Sulla vicenda era tornato lo stesso Di Caprio, in un incontro il Toscana: “le motivazioni per la quali cercano di togliermi la scorta, che ovviamente non è un mio diritto, mi sembrano un passaggio che porta a negare la pericolosità della mafia e di Cosa Nostra e a cercare di scardinare tutti quei meccanismi che fino a oggi ci hanno consentito di vincere. Quindi questo non e’ un problema mio, ma dell’intera comunità”.

Da queste parole è nata anche una petizione su Change.org per il reintegro immediato della scorta lanciata da un gruppo di volontari che lo sostengono, petizione che ha superato le 80mila firme.

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