Cannucce e posate dagli scarti dell’avocado. Bioplastica sostenibile VIDEO

Bioplastica. Cannucce e posate monouso prodotte in modo eco-sostenibile: a partire dagli scarti di avocado. Un ingegnere biochimico messicano ha studiato come ricavare dal nocciolo degli avocado un biopolimero per ottenere plastica biologica a zero impatto ambientale. I noccioli di avocado provengono dagli scarti di una industria di lavorazione del frutto. L’azienda “Biofase” trasformandoli riduce l’inquinamento da plastica, lo sfruttamento del suolo e delle fonti alimentari e la carbon footprint.

Si chiama Scott Munguia, è un ingengere biochimico che ha studiato un modo per produrre plastica biodegradabile a basso impatto ambientale. La sua azienda “Biofase” nasce vicino ad una industria messicana di lavorazione dell’avocado, dall’idea di recuperare gli scarti del frutto per trasformarli in plastica biologica.

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Biofase produce cannucce e posate monouso a partire da un biopolimero ottenuto per il 60% dal nocciolo dell’avocado e per il 40% da altri componenti sintetici e organici.
Il processo di decomposizione del materiale finale avviene poi in natura, senza la produzione di sottoprodotti tossici, in due fasi diverse: l’umidità e il calore frammentano il biopolimero che diventa cibo per un gran numero di microorganismi, mentre  gli altri componenti organici degradano in una fase successiva più lunga.

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  • USO di SCARTI, non di FONTI ALIMENTARI
    La bioplastica
    ottenuta dal seme di avocado ha la particolarità di essere eco-sostenibile perché non deriva da colture alimentari quali il mais, la patata, la tapioca o la canna da zucchero (generalmente usate nella produzione di plastica biodegradabile, al costo non solo di uno sfruttamento del suolo, ma anche di preziose fonti alimentari), proviene invece dal recupero di scarti di lavorazione, che diversamente andrebbero persi.

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  • Il 40% COSTI in MENO
    La maggiorparte della plastica biologica e biodegradabile, venendo prodotta dalla lavorazione di colture alimentari dedicate, ha non competitivo, poiché norlmalmente superiore del 40% alla plastica tradizionale. La bioplastica ottenuta dal nocciolo di avocado, non comportando costi di materia prima, ma venendo prodotta a partire dagli scarti, consente invece un abbattimento del prezzo rispetto alle bioplastiche.

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  • Il 60% PLASTICA in MENO
    Essa consente una riduzione del 60% dell’inquinamento da plastica, che è rimpiazzata da una pari percentuale di materia vegetale – il nocciolo di avocado – , il quale ritornando al suolo diviene alimento per i microorganismi.

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  • CARBON FOOTPRINT 
    Infine la ‘carbon footprint‘ , l’impronta di carbonio, cioè l’indice che misura il contributo che le attività umane producono sull’effetto serra  (espressa in tonnellate di biossido di carbonio equivalente, CO2 eq), è inferiore a quella relativa alla produzione di altre materie non solo plastiche e bioplastiche, ma anche alla produzione della cartaTale circostanza si deve al fatto che l‘albero dell’avocado crescendo assorbe anidride carbonica e la CO2 prodotta dalla lavorazione della biomassa è biogenica, cioè considerata carbonio-neutrale, perché generata dal ciclo naturale del carbonio. 

 

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