Politica

Cannabis light, salta la norma. Per il Senato è inammissibile

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Cannabis. Scontro in Aula tra il M5S  e la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati sulla norma alla Legge di Bilancio che dava il via libera alla vendita della cannabis con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5%.

Il provvedimento, presentato dal senatore penta stellato, Matteo Mantero, e approvato dalla maggioranza in commissione Bilancio, è stato stralciato dal maxiemendamento presentato dal Governo alla legge di bilancio perché giudicato “inammissibile” dalla presidente del Senato Elisabetta Casellatiper “estraneità di materia”.

La misura prevedeva che la canapa industriale con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5% non venisse più considerata come una sostanza stupefacente.

Cannabis, sì alla vendita sotto 0.5% di thc

Il vaglio dell’ammissibilità era stato richiesto dalla Lega, che ha dichiarato battaglia alla norma assieme a Fdi.

“Ringrazio la presidenza del Senato a nome delle tante comunità di recupero italiane, per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore – ha commentato il leader della Lega, Matteo Salvini – se qualcuno mettesse la stessa attenzione per l’agricoltura vera che mette per le canne, vivremmo in una Italia migliore”.

Per Giorgia Meloni, si tratta di una “vittoria di Fratelli d’Italia: la norma sciagurata voluta dal M5S per legalizzare la vendita dei prodotti realizzati o contenenti cannabis a basso contenuto di Thc è stata dichiarata inammissibile ed e’ stata cancellata dalla manovra. Una vittoria di chi si batte per una vita libera da ogni droga e che abbiamo condotto al fianco delle comunità terapeutiche, degli operatori del servizio pubblico e delle associazioni. La droga non è mai leggera o innocua e noi continueremo a ribadirlo in ogni sede”.

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Contrario alla decisione della Presidente Casellati, il senatore penta stellato, Alberto Airola, per il quale “stralciare la norma inserita in legge di Bilancio sulla vendita della canapa industriale con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5% significa andare contro tutti gli agricoltori che si aspettavano un sostegno. Le opposizioni che applaudono stanno facendo un applauso in faccia agli agricoltori della Val Padana”.

“La norma definiva che una pianta con un Thc non superiore allo 0,5 non può essere considerata stupefacente. Ed è così, anche secondo la legge 242 del 2016 – ha spiegato Airola – la canapa industriale non ha potere drogante e viene usata in tanti ambiti, tra cui il tessile. Questo è un dibattito artefatto perché chiunque sa che le varietà di cannabis con potere stupefacente contengono un Thc molto più alto, parliamo di valori che si aggirano intorno al 10%. Di cosa stiamo parlando?”

“E’ vergognoso fare un dibattito ideologico, peraltro falso, sulla pelle degli agricoltori – ha sottolineato l’esponente M5s – parliamo di una pianta che in Italia è sempre stata coltivata perché serviva a innumerevoli scopi che con il potere stupefacente non c’entra nulla. L’emendamento presentato in merito regolamentava sì la coltivazione ma introduceva anche una piccola accisa sulla biomassa di canapa e interveniva per colmare un vuoto normativo indicato dalle sentenze della Cassazione. Il resto è solo disinformazione o malafede e spiace veramente per un mercato che aspettava un aiuto e riceve oggi l’ennesimo colpo insensato”.

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“La decisione della Presidente del Senato Casellati di dichiarare inammissibile la norma già approvata dalla commissione Bilancio che avrebbe finalmente chiarito la legalità della vendita della canapa con contenuto di Thc inferiore allo 0,5% è gravissima perché l’emendamento era assolutamente attinente alla materia del bilancio, rispondendo alle esigenze finanziarie e produttive di un settore che coinvolge migliaia di produttori e di lavoratori – scrivono in una nota i componenti dell’Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis – troviamo molto scorretto l’atteggiamento del Presidente del Senato che dovrebbe invece rispettare sempre la terzietà del suo ruolo. A Casellati chiediamo fermamente di rivedere il suo giudizio e salvaguardare l‘imparzialità che deve essere propria della seconda carica dello Stato”.

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