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Cannabis Light, perché l’emendamento M5S è saltato

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Cannabis. Ha fatto tanto discute la decisione della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Fi), di ritenere inammissibile il sub-emendamento alla legge di Bilancio che legalizzava la cosiddetta “cannabis light”. 

Da parte sua, la presidente del Senato ha spiegato che la sua scelta sia priva da qualsiasi condizionamento politico, ma che semplicemente non sia possibile stravolgere la normativa già esistente in quella sede.

Fonti di Palazzo Madama hanno poi precisato che la misura è stata bocciata perché di natura ordinamentale, sottolineando come sia necessario un apposito disegno di legge per estendere l’ambito di applicazione previsto dalla normativa che riguarda la coltivazione anche alla vendita.

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Ma di cosa stiamo parlando?

La cannabis light è il nome generico con cui ci si riferisce comunemente alle varietà di Canapa in cui la quantità del principio attivo delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è bassa o insignificante, dunque priva di effetti “droganti”

Per questo motivo, la cannabis light è considerata legale in alcuni Stati in cui invece la cannabis normale è illegale.

La cannabis light presenta un contenuto molto basso di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo responsabile dell’effetto stupefacente della marijuana, ma contiene invece il metabolita cannabidiolo (CBD), che ha un effetto rilassante.

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La cannabis light, con soglie diverse di THC, è considerata legale nei seguenti Stati:

Messico: THC < 1% (solo per uso terapeutico);

Polonia: THC < 0,2%;

Romania: THC < 0,2% (solo per uso terapeutico);

Stati Uniti d’America: THC < 0,3% (la cosiddetta “Charlotte’s web“);

Svizzera: THC < 1%.

La proposta del Movimento Cinque Stelle, a prima firma di Francesco Mollame, prevedeva che nel testo unico in materia di stupefacenti (d.P.R. 309/1990) la cannabis che debba essere considerata una sostanza stupefacente sia solo quella «con una percentuale di tetraidrocannabinolo (Thc) superiore allo 0,5 per cento».

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Al di sotto di quella soglia di concentrazione della sostanza psicoattiva (il Thc), la cannabis è considerata “light” e dunque non stupefacente.

Questo emendamento rimediava ai difetti delle precedenti leggi che avevano consentito la nascita e la diffusione in Italia del commercio di cannabis light.

I difetti erano infatti stati notati dalla Cassazione in una sentenza recente (n. 30475 del 10 luglio 2019), che non era però intervenuta direttamente sulla legge.

Dopo la sentenza, queste attività possono comunque continuare, anche se con una costante incertezza: non c’è infatti un limite di Thc rigido e stabilito per legge (ad esempio, lo 0,5 per cento massimo) e quindi spetta al giudice stabilire in concreto, di volta in volta, la «efficacia drogante» dei prodotti commercializzati.

Con la bocciatura dell’emendamento, è rimasto tutto fermo.

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