CANNABIS LIGHT, CONSIGLIO SUPERIORE DELLA SANITÀ NO ALLA VENDITA. COLDIRETTI “OCCORRE CHIAREZZA PER GLI AGRICOLTORI “

Cannabis light. Il Consiglio Superiore di Sanità ha dichiarato lo stop alla vendita dei prodotti a base di cannabis light, cioè con il principio attivo Thc inferiore ai limiti di legge. Coldiretti: “Ora però occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa”.

“Non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa”, avverte il Css, che “raccomanda che siano attivate nell’interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita”. Questo perché il limite di Thc previsto dalla legge (0,2-0,6%) “non è trascurabile”, e gli effetti psicotropi possono comunque prodursi, magari aumentando le dosi. Peraltro con un consumo “al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che possa produrre”.

Ma in risposta a questo parere, comunicato su richiesta del ministero della Salute, la Coldiretti commenta che in Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018 nelle campagne.  La cannabis light ha infatti contribuito alla diffusione della coltivazione in Italia utilizzata anche per produzioni come ricotta,  eco-mattoni isolanti,  olio antinfiammatorio, bioplastiche, ma anche pasta, biscotti e cosmetici. “Occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna», afferma Coldiretti.  Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d’affari potenziale di oltre 40 milioni di euro alimentato dall’approvazione della legge numero 242 del 2 dicembre 2016 che ha dettato le ‘Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa’. Con la nuova norma non è, infatti, più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate.

“Giusto dare regole su un fenomeno nuovo, che di fatto c’è da un anno, ma chiudere il mercato della cannabis light porterebbe sicuramente alla nascita di un mercato nero”, sottolinea Luca Marola, cofondatore di Easyjoint​, una delle più grandi aziende italiane di cannabis light. “È un parere non vincolante, ma è normale che il Consiglio Superiore di Sanità ponga dubbi. Servono studi, approfondimenti, è legittimo che si prendano tutte le precauzioni del caso. Siamo alleati non nemici, dobbiamo lavorare affinché i dubbi del Css vengano fugati. Chiudere questo mercato sarebbe veramente difficile, nascerebbe il mercato nero della cannabis light. Il consumo non sta facendo nessun danno: in un anno di vita, con tutti i giornali molto attenti al fenomeno, non è mai uscito nemmeno un articolo a significare un abuso di queste sostanze, è un progetto buono e un consumo buono, dobbiamo dimostrarlo”.

 

 

(Visited 67 times, 1 visits today)

Leggi anche

Call Now ButtonDiventa Green!