Canal Bianco come il Sud-est Asiatico, dalla siccità emerge la plastica VIDEO

Greenpeace Italia ha ripreso in un VIDEO la situazione del Canal Bianco, nel bacino idrografico del Po. La siccità ha lasciato emergere dal canale artificiale un tappeto di plastica. 

Un fiume di plastica

Sud-Est Asiatico? No, questo fiume di plastica è il CanalBianco, in Veneto ed è emerso anche per la scarsità idrica. Vogliamo ancora dire che i cambiamenti climatici non ci riguardano e che l’inquinamento da plastica non è un problema? Fermiamo la follia della plastica usa e getta, FIRMA ora! > http://bit.ly/2HXxRYM

Pubblicato da Greenpeace Italia su Venerdì 5 aprile 2019

“Sud-Est Asiatico? No, questo fiume di plastica è il Canal Bianco, in Veneto ed è emerso anche per la scarsità idrica” Così Greenpeace Italia, commenta, su Facebook, le immagini sul corso d’acqua del bacino idrografico del fiume Po.
Le immagini sono state raccolte da alcuni cittadini nella località di Torretta, comune di Legnago (Verona)  e afferiscono al Canal Bianco. Si tratta di un canale artificiale, posto tra il torrente Tartaro, vicino Mantova, e il Po di levante, un ramo della foce del Po, insieme ai quali costituisce un’idrovia di 135 km.

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La penuria idrica che sta interessando il Nord-Italia ha portato alla luce il tappeto di plastica che si celava nel canale. Bottiglie e flaconi di qualunque tipo e imballaggi usa e getta appaiono disseminati tra il fango. Uno scenario da Sud-est asiatico, per Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia. “Le immagini mostrano uno scenario tipico dei paesi del Sud-est asiatico, in cui i fiumi sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto. La scarsità idrica che sta caratterizzando da diverse settimane i corsi d’acqua del nord Italia fa emergere, in tutta la sua gravità, il problema dell’inquinamento da plastica e di come i corsi d’acqua siano ormai invasi da contenitori e imballaggi usa e getta. In un contesto globale in cui gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti è necessario gestire in modo corretto le risorse idriche, proteggendole adeguatamente dall’inquinamento pervasivo da plastica“.

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Secondo Greenpeace, sulle spiagge giace solo il 5% di tutta la plastica che ogni giorno finisce in mare. Il restante 94% si troverebbe sui fondali e “ogni minuto, ogni giorno, l’equivalente di un camion pieno di plastica finisce negli oceani, provocando la morte di tartarughe, uccelli, pesci, balene e delfini”.

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“Di tutta la plastica prodotta più del 90% non è mai stato riciclato” e di quella “prodotta ogni anno ogni anno, il 40% viene impiegato per la produzione di contenitori e imballaggi  di plastica monouso, di difficile recupero e riciclo a fine vita”. Per questo Greenpeace chiede misure urgenti per ridurre la produzione di plastica monouso, agendo alla radice del problema. Per spingere le grandi multinazionali a intervenire sul problema dell’inquinamento da plastica, Greenpeace nei mesi scorsi ha lanciato una petizione sottoscritta da più di tre milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Nestlè, Unilever, Coca-Cola, Pepsi, Ferrero, San Benedetto, Colgate, Danone, Johnson & Johnson e Mars di ridurre la produzione e investire in sistemi di consegna alternativi che non prevedano il ricorso a contenitori e imballaggi in plastica monouso.

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