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Russia, missione fallita per il rompighiaccio Arktika e Putin si converte ai cambiamenti climatici

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Cambiamenti climatici. Partito dai cantieri navali di San Pietroburgo lo scorso 22 settembre, Arktika – l’ultimo gioiello della flotta di rompighiaccio nucleari della Russia, capace di sbriciolare lastre spesse tre metri – è arrivato alla sua destinazione finale di Murmansk.

Peccato però che Arktika non è riuscita a portare a termine la sua ‘missione’: raggiungere il Polo Nord e testare tutte le sue capacità.

Lungo il tragitto infatti, di ghiacci da sbriciolare, neanche l’ombra.

“I test veri andranno ripetuti, probabilmente quest’anno, perché le prove attuali non sono servite: lo spessore del ghiaccio era di 1,1-1,2 metri. Era sottile e frastagliato, il rompighiaccio non ha incontrato alcuna resistenza” – ha raccontato il capitano dell’equipaggio di prova, Oleg Shchapin.

La missione di Arktika non fa che confermare la preoccupante crisi climatica che sta colpendo l’Artico.

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Per la Russia, lo scorso settembre è stato il più caldo mai registrato da 130 anni e tutti gli indicatori mostrano che il Paese si trova ad un punto di svolta.

Lo stesso presidente Vladimir Putin – solitamente scettico sulla responsabilità umana del cambiamento climatico – si è lanciato in una lotta sulla necessità di proteggere il pianeta (partendo in verità da una critica al modello ultra-consumistico in voga oggi).

“Le tensioni hanno raggiunto un punto critico: questo problema richiede un’azione pratica e molta più attenzione da parte nostra” – ha detto Putin intervenendo all’annuale convegno del Valdai Club, dedicato immancabilmente alla pandemia di coronavirus.

“È una sfida enorme per il mondo, per tutta l’umanità, anche per noi, per la Russia, dove il permafrost occupa il 65% del nostro territorio nazionale – ha ricordato Putin nel suo discorso – è possibile una sorta di reazione a catena perché la fusione del permafrost stimolerà emissioni di metano, che possono produrre un effetto serra 28 volte più massiccia dell’anidride carbonica“.

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“Vogliamo che il nostro pianeta diventi come Venere? – ha avvertito Putin, che poi ha spiegato come “questi cambiamenti possono causare effetti estremamente negativi sull’economia e sulle infrastrutture, perché colpisce i sistemi di condutture, i quartieri residenziali costruiti sul permafrost, e così via. Dunque si tratta di una minaccia diretta per le persone”.

La lotta al cambiamento climatico acquista così un nuovo importante alleato, il Presidente della Federazione Russa.

L’Arktika ora inizierà il suo compito di pattugliare le acque della Rotta di Nord-Est, che collega l’Europa all’Asia lungo le cose artiche della Russia.

L’idea è di renderla navigabile tutto l’anno e per questo scopo da qui al 2027 entreranno in servizio altri quattro super – rompighiaccio nucleari. Sempre che ci sia ghiaccio da rompere.

 

 

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