Territorio

Cambiamenti climatici, la grandine a maggio distrugge 60% delle ciliegie

Condividi

Cambiamenti climatici. Una gradinata-killer, in seguito a vento e gelo dei giorni scorsi, ha distrutto il “60% delle ciliegie Bigarreu già pronte per la raccolta”. Si sono spaccate. E’ successo in Puglia dove a causa del maltempo, dovuto ai cambiamenti climatici, la produzione ortofrutticola è in ginocchio. Danni “incalcolabili” anche a ortaggi, vigneti, grano, albicocche e infiorescenze degli agrumi, devastati da chicchi di ghiaccio “grandi quanto pietre”. Si procede per la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale. 

Dopo il flagello della Xylella, si riparla di “incalcolabilidanni all’agricoltura pugliese. Questa volta a causa del maltempo. Dopo settimane di vento e gelo,  arriva una grandinata killer che mette in ginocchio le produzioni agricole.

Xylella, Accademia dei Lincei accusa la politica. Bastava ascoltare la scienza

Xylella e gelate, cosa prevede il Decreto emergenze agricole approvato alla Camera

I DANNI
In provincia di Bari dove già si temeva “per le ciliegie, la cui raccolta ha subito una battuta d’arresto per le forti piogge”, dopo la grandinata- killer si sono spaccate. “Dai primi rilievi si registra un danno del 60% alle ciliegie Bigarreau, già pronte per la raccolta”, fa sapere Muraglia. Danni anche a seminativi e mandorle.

Glifosato, via dai prodotti ortofrutticoli del marchio Coop 

Nella provincia di Taranto, come spiega il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, si è compiuta una “vera e propria devastazione”. Qui la “grandine con chicchi grandi quanto pietre” ha “distrutto ortaggi, vigneti, grano, albicocche e le infiorescenze degli agrumi“.
Nel Salento distrutte le infiorescenze degli agrumi e danneggiati i vigneti.
Secondo il bilancio della Coldiretti pugliese, da marzo a novembre del 2018 sono stati 11 i tornado e le trombe d’aria  È “da rivedere a fondo il meccanismo del Fondo di Solidarietà Nazionale che così com’è non risponde più alla complessità, violenza e frequenza degli eventi calamitosi ma anche il meccanismo assicurativo – si afferma – deve essere rivisto”.

Maltempo, nei campi serre distrutte e alberi spezzati. Coldiretti: “colpa della manutenzione improvvisata”

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Sono le “conseguenze dei cambiamenti climatici“, lo afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, che spiega: “siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche qui dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con pesanti costi a carico dell’agricoltura, tra perdite della produzione e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”.

Agricoltura, nei mercati primizie in anticipo di un mese. Colpa dei cambiamenti climatici

I-React, un’app per i cittadini contro le calamità naturali

STATO DI CALAMITA’ NATURALE
Ora si pensa a richiedere lo stato di calamità naturale.
Il presidente di Coldiretti Taranto ha fatto sapere che stanno “inviando la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale”.
L’assessore regionale allo Sviluppo EconomicoMino Borraccino, ha invitato il suo collega di giunta, l’assessore alle Politiche Agricole Leonardo Di Gioia «a chiedere lo stato di calamità naturale» e «a sostenere il comparto agricolo».

Idroponica, coltivazione hi-tech a basso impatto ambientale. Ecco la più estesa d’Europa

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago