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Il clima nel piatto, come i cambiamenti climatici influenzano l’alimentazione

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I cambiamenti climatici rappresentano la sfida chiave del nostro tempo, sia per i danni enormi che causa (e che continuerà a causare) alle economie delle società umane, alla salute pubblica, alla povertà, ai conflitti per l’accesso alle risorse naturale (in particolare alla disponibilità di risorse idriche e alle migrazioni umane fortemente spinte da cause ambientali).

Ma la prima causa del cambiamento climatico è il sistema alimentare stesso.

“Noi siamo quello che mangiamo – ha detto il Presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, Daniele Diaco – e sappiamo che alcuni alimenti hanno un impatto ambientale diverso rispetto agli altri”.ù

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“Sappiamo – ha poi aggiunto Diaco – che il prediligere un’alimentazione a base vegetale può aiutare l’ambiente. Per quale motivo? la scienza oggi ci dice che un eccessivo uso di carne aumenta l’inquinamento, aumenta la quantità di CO2 che impatta sul buco dell’ozono.  Per produrre un chilo di carne ci vogliono 11000 litri di acqua. Un quantitativo importante, ingente e questo chiaramente comporta un dispendio di risorse vitali per il pianeta e di conseguenza aumentano l’inquinamento”.

Nonostante l’agricoltura (e quindi la produzione di cibo) sia il settore più esposto ai rischi dei cambiamenti climatici indotti dai gas serra, l’agricoltura globale stessa è responsabile di circa il 35% delle emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto dovute alle attività umane, in cui la zootecnia, da sola, contribuisce per il 18% a tutte le emissioni di gas serra.

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Si tratta di una percentuale superiore a quella generata a livello globale dai trasporti e dalla produzione di elettricità.

Il consumo energetico dovuto alla produzione, lavorazione e trasporto del cibo ha sicuramente un peso non trascurabile, ma in realtà la maggior parte delle emissioni è dovuta alla deforestazione tropicale, al metano prodotto dagli allevamenti di bovini e le risaie e dal protossido di azoto prodotto in terreni eccessivamente fertilizzati.

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Inoltre l’agricoltura ha già trasformato e modificato il 38% delle terre emerse (Foley et al., 2011).

Il cibo – inteso come produzione agricola, trasformazione, immagazzinamento, trasporto, preparazione e gestione dei rifiuti ha esso stesso un impatto rilevante sulle emissioni di gas serra e sulle modificazioni di uso del suolo e quindi sul cambiamento climatico e sul consumo delle risorse naturali.

Per ridurre gli effetti del cambiamento climatico è necessario un approccio alimentare più sostenibile, – capace di ridurre significativamente gli impatti sui sistemi naturali e la biodiversità e di intergare in modo equilibrato le diverse componenti dell’ alimentazione, come nel caso della dieta mediterranea, in modo da rispondere anche ad esigenze di benessere fisico e di salute.

 

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