Il 26 ottobre sarà pubblicato un report con i risultati di un questionario somministrato a 42mila bambini in 15 Paesi diversi

Sarà che sono la generazione più colpita e forse l’ultima che potrà cambiare le cose, ma sta di fatto che quando si parla di cambiamenti climatici e di come combatterli i più interessati sono i più giovani. Ma cosa pensano davvero i bambini e le bambine della crisi climatica e di come combatterla? La ong Save the Children ha deciso di chiederlo direttamente a loro attraverso un questionario su clima e disuguaglianze.

“Abbiamo condotto questa indagine attraverso un questionario in 15 Paesi diversi per raggiungere 42mila ragazzi – spiega nella video-intervista a TeleAmbiente Veronica Lari, Advocacy Officer di Save the Children – ma in realtà questo questionario è stato parte di una consultazione più ampia che ha visto il coinvolgimento di 41 Paesi per un totale di più di 54mila ragazzi coinvolti”. 

Clima e disuguaglianze, ecco cosa pensano i più giovani

Ma cosa è emerso dalle risposte dei ragazzi al questionario? Intanto ben l’83% dei ragazzi e le ragazze intervistati hanno dichiarato di aver notato sulla loro pelle le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle disuguaglianze a loro collegate. “A livello globale – spiega Lari – i ragazzi riferiscono di aver avvertito le conseguenze perché hanno vissuto disastri naturali o perché la crisi climatica ha avuto conseguenze sul loro benessere mentale”. 

Un altro dato emerso dall’indagine di Save the Children è che il 73% dei bambini pensa che gli adulti non stiano facendo abbastanza per far fronte ai cambiamenti climatici e alle disuguaglianze. Quello che non fanno gli adulti, però, vogliono farlo proprio i bambini. Il 34% degli intervistati è già attivo o vuole attivarsi personalmente nella lotta alla crisi climatica. 

“Per questo – spiega Lari – è necessario supportarli. E noi ci stiamo facendo portavoce di questa loro voglia di mobilitarsi per il clima e contro le disuguaglianze”. 

Due fattori – il clima e le disuguaglianze – strettamente collegati tra loro. “E i ragazzi e le ragazze ne sono perfettamente consapevoli – spiega ancora Lari –. Sono consapevoli, ad esempio, che sono coloro che vivono in condizioni di maggiore povertà a subire gli effetti più gravi dei disastri climatici e dalle loro conseguenze come il peggioramento della loro condizione socio-economica”. 

I bambini e le bambine intervistati da Save the Children sanno anche che chi ha il potere decisionale sta nei Paesi del nord del mondo.

Clima e disuguaglianze, cosa pensano i giovani italiani

Tra i 15 paesi in cui Save the Children ha deciso di somministrare il questionario c’è anche l’Italia. “Nel nostro Paese abbiamo intervistato 317 ragazzi tra i 10 e i 25 anni. Un numero non scientificamente rappresentativo ma che comunque ci dà l’idea di cosa pensano i giovani italiani”. 

Anche qui da noi i più piccoli sono consapevoli di ciò che sta accadendo nel mondo e hanno dichiarato di aver vissuto sulla propria pelle alcuni degli effetti della crisi climatica: “I ragazzi italiani hanno dichiarato che cambiamento climatico e disuguaglianze economiche hanno effetti su di loro a causa del peggioramento del clima, del degrado ambientale e del loro benessere psicologico. I giovani provano ansia e rabbia dovuta all’inazione degli adulti”. 

Ciò che contraddistingue le risposte dei ragazzi italiani è la consapevolezza che anche qui, nei Paesi più industrializzati del mondo, i più colpiti dalle conseguenze del clima che cambia sono i più poveri. “Inoltre, 3 persone su 4 ritengono che alcuni stati, quelli ricchi, hanno più responsabilità di altri per ciò che sta accadendo al clima mondiale”, conclude Lari.

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