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CHAMPIONS AMARA PER IL CALCIO ITALIANO. LA MEDIOCRITA’ DI ALLEGRI, SARRI, DI FRANCESCO

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Di Antonio Creti

Dove è finito il calcio italiano? E’ finito talmente in basso che si perde sul fondo di un baratro senza fine. Basta riandare agli azzurri di una Nazionale malmenata, pochi giorni orsono,  dalla Spagna, poi impalpabile, senza gioco e senza idee contro una squadra modesta come Israele, eppure con un CT ottimista, quasi fosse fuori dal mondo. Eppure si rischia la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018.

Ci siamo detti, beh aspettiamo la Champions, in fondo il campionato ci viene venduto dalla incessante pubblicità dalle Pay Tv come una bella competizione, combattuta e spettacolare.

E allora andiamoci a vedere queste prime due giornate di Champions League davvero amare per il calcio italiano.

Juve umiliata a Barcellona (3-0). Napoli sconcertante a Donetsk (2-1). Roma che in casa strappa un pareggio (0-0) contro un Atletico di Madrid che per i primi venti minuti della ripresa gioca stabilmente nell’area giallorossa senza che Eusebio Di Francesco, neo allenatore capitolino, abbia lo straccio di una idea tattica, né il rigurgito di una reazione.

E allora partiamo proprio da qui: dalla conduzione tecnica delle squadre italiane. Juve e Napoli hanno gestito al meglio le possibilità il mercato. I bianconeri hanno perso un giocatore importante come Bonucci, difficile da sostituire, ma hanno l’alibi di non poter disporre al momento anche di Chiellini, infortunato, come a centrocampo Marchisio e Khedira, e Mandzukic in attacco.

Ma se in difesa hai una coppia improbabile come Benatia e Sturaro puoi affidarti a una squadra così molle a centrocampo? Se poi vedi che Higuain vagabonda senza strusciare un pallone, ma perché lo tieni in campo?

E che dire di Dybala? Un fenomeno tutto italiano che all’estero si dissolve come la nebbia al sole.

Insomma, Allegri sembra veramente arrivato al capolinea. Perché non pensare che dopo tre scudetti fosse ora di fargli cambiare aria?

Perché stupirsi se poi alla fine vediamo un Allegri quasi incurante, mani in tasca, senza personalità, né grinta, spiegare una sconfitta umiliante quasi fosse un fatto normale?

Sappiamo da sempre che Allegri non ha la personalità e il carisma di un grande allenatore e che quell’appeal glielo conferisce “casa Juve”, ma se a un travet togli anche la cura, la tigna e la rabbia, cosa gli rimane?

Dal Napoli di Sarri sappiamo già tutto da anni. E’ una squadra costruita per il campionato. Punta allo scudetto come vero e unico obiettivo. Ma ancora una volta l’allenatore partenopeo ci mette del suo puntando su Milik, lasciando in panca Maertens che infatti appena entra in campo dà una scossa importante ma tardiva.

Ci sarebbe poi da aprire un discorso su Hamsik che ormai appare logoro e soprattutto su Insigne che a Napoli continuano a osannare. Mi ricorda giocatori utili solo a far parlare la stampa e a illudere i tifosi. In Italia ne abbiamo visti tanti, Insigne ne è il giusto erede. Sempre le stesse giocate, incapace di sacrificarsi per la squadra. Gol bellissimi, quanto col contagocce, generalmente a punteggio acquisito. Ergo, inutili.

Va poi tenuto in conto la fragilità psicologica dell’ambiente napoletano che aveva accolto con gioia un girone che invece era complicato se non improbabile. Perdere con una squadra con lo Shaktar, chiaramente sottovalutato, rende il percorso futuro molto complicato.

E allora, incredibile a dirsi, l’unico punto conquistato in questo turno umiliante di coppa lo realizza la Roma. Squadra sicuramente malmessa, senza gioco e senza idee.

Viene messa all’angolo per buona parte della partita. Scompaiono, uno dopo l’altro i leader della squadra che arrivò seconda lo scorso anno, a quattro punti dalla Juve. Sparisce Strootman. Poi Dzeko. Quindi Naingoolan. Poi De Rossi.

E’ una squadra tecnicamente impoverita, dalle svendite di Salah, Rudiger e Paredes e dalla fuga di Spalletti.

Se proprio vogliamo far contento il Ds Monchi, reuccio del mercato in Spagna e delle televendite in Italia, in questa partita, a tratti umiliante con l’Atletico, scopre di avere un portiere come Alisson praticamente insuperabile tra i pali e nelle uscite. Se avesse i piedi di Szczesny sarebbe tra i migliori al mondo.

Da solo salva il risultato, annullando quattro palle-gol. Era quello il risultato più equo.

Ma il punto ovviamente è un altro: ha un gioco la Roma?

No, non lo ha.

Ha un allenatore la Roma?

No. Non lo ha. Appare come una squadra autogestita, in cui il gentile allenatore passato lì per caso, ha l’onere di mettere in campo gli 11 giocatori.

Poi in campo questi si regolano e fanno come gli pare.

La formula, per altro vincente,  fu di Fulvio Bernardini, leggenda del calcio italiano. Affidarsi a campioni collaudati, selezionarli, dire loro zona e avversario di competenza, e poi autorizzarli a far quel che più gli veniva meglio. Lo schema era sempre quello, il WM, che Fuffo battezzò come “elastico”. Tutti contenti.

All’epoca non c’erano sostituzioni. Potevi goderti Fuffo che un po’ si contrariava, un po’ si distraeva, un po’ attendeva il fischio finale per andare a stringere la mano all’arbitro. D’altro canto la carriera di Bernardini era già tutto un programma: era stato portiere, poi difensore, quindi attaccante, mezz’ala, poi centrocampista

Badate bene il Dottore, come veniva chiamato (era laureato in Scienze economiche) era un fine conoscitore di calcio. All’Inter scoprì Meazza, da allenatore quando Valcareggi affondò ai Mondiali di Germania ’74 gli affidarono una nazionale da rifondare che nel 1977 consegnò a Bearzot che l’avrebbe portata al trionfo ai  Mondiali di Spagna ‘82.

Cosa c’entra tutto questo con Di Francesco? Nulla.

Per dire soltanto che puoi non avere un gioco, puoi non avere idee, ma almeno devi avere competenze, carattere, personalità. Bernardini li ebbe al punto di vincere lo scudetto con la Fiorentina e il Bologna.

Insomma, se è vero che il campo ha sempre ragione, il signor Pallotta, vista, come ha visto, la partita dell’Olimpico dovrebbe chiamare Eusebio Di Francesco, chiedergli scusa e mandarlo a casa. Sarebbe un bene per tutti.

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