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Calano i costi delle materie prime alimentari ma al supermercato i prezzi restano alti

Consorzi Agrari d’Italia: “È la dimostrazione che l’aumento del prezzo dei prodotti al consumatore non dipende dai costi dei prodotti agricoli”

Buone notizie sul fronte delle materie prime alimentari. Dopo settimane di costante aumento dei prezzi sui mercati internazionali, gli ultimi dieci giorni hanno visto un graduale rallentamento fino a una riduzione.

Il motivo? Presto detto! Paesi che fino a qualche giorno fa avevano bloccato le esportazioni delle materie prime alimentari per timore che la situazione internazionale precipitasse e per evitare di rimanere a secco, hanno deciso di riaprire alla vendita sui mercati internazionali.

E dunque, lo sblocco alle importazioni da Ungheria e Bulgaria ha spinto al ribasso i prezzi dei prodotti agricoli, mais e grano tenero in testa, che sono tornati sotto quota 400 euro a tonnellata.

Ma al supermercato i prezzi restano alti

Nonostante il calo dei prezzi delle materie prime alimentari sul mercato internazionale, i prezzi al supermercato per ora rimangono invariati. 

“Il mercato odierno dimostra, per chi avesse ancora dubbi – sottolinea una nota di CAI, Consorzi Agrari d’Italia – come l’aumento dei costi dei prodotti finali ai consumatori, quali pane, pasta, farine, biscotti, certamente non dipenda dai prezzi dei prodotti agricoli”. 

I motivi per cui il prezzo dei prodotti alimentari nei supermercati italiani resta alto sono diversi.

Prima di tutto, è necessario del tempo affinché la diminuzione dei costi venga rispecchiata nella riduzione dei prezzi al consumatore. Non è escluso, dunque, che questo possa avvenire nelle prossime settimane.

Bisogna tener presente, però, che l’instabilità del sistema economica e degli scambi non gioca a favore dei consumatori. Sul mercato manca ancora il grano prodotto dall’Ucraina (uno dei maggiori produttori del mondo) che però sta cercando con forza strade alternative e sicure per far uscire dai confini il grano prodotto.

Infine, le tensioni tra occidente e Russia mantengono alti i prezzi dell’energia che rappresenta uno dei punti più significativi dei costi per la produzione di generi alimentari.

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