Stop alla caccia in Puglia: il Consiglio di Stato sospende calendario venatorio

Da oggi in Puglia è vietato cacciare. A deciderlo, con decreto d’urgenza,  il Consiglio di Stato, al quale ha fatto ricorso l’associazione Verdi ambiente e società (Vas). Secondo gli ambientalisti, infatti, il calendario si fonda su un piano faunistico venatorio scaduto nel 2014.

In attesa dell’udienza collegiale fissata a fine mese, la caccia in Puglia è per ora sospesa. Secondo gli ambientalisti, infatti, il calendario si fonda su un piano faunistico venatorio scaduto nel 2014 e prorogato di anno in anno e non rispetterebbe il parere tecnico scientifico dell’Ispra.

Tra le questioni che si contestano ci sono i periodi di pre-apertura e post-apertura della caccia e i periodi di prelievo di alcune specie considerate protette. È per questo che il Consiglio di Stato, lo scorso 4 ottobre, ha accolto la sospensiva del provvedimento emanato dal tribunale amministrativo regionale il 20 settembre, “sospendendo l’esecutorietà degli atti impugnati in primo grado, fino alla discussione collegiale in camera di consiglio”, si legge nel decreto.

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Le presunte irregolarità sulla delibera della giunta regionale del 2 agosto scorso – che vede l’avvio della stagione di caccia il 15 settembre e il termine al 29 gennaio del 2020, con la possibilità di anticipare all’1 e 4 settembre per alcune specie – sono relative alla mancata esecuzione del parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Parere obbligatorio, ma non vincolante per legge, “a cui la Regione – scrivono dalla onlus – non ha ritenuto adeguarsi, senza peraltro motivare tale mancato integrato ricevimento”.

Diverse sono le specie per cui non sono state seguite le raccomandazioni, come il fagiano, la beccaccia e il colombaccio. Per quest’ultimo, ad esempio, la delibera di Giunta prevede che il periodo di pre-apertura della caccia sia nei giorni 1 e 4 settembre, “ma i Key Concepts richiedono possa aprirsi soltanto il primo ottobre” si legge nel ricorso.ù

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Ricorso che il 20 settembre scorso la camera di consiglio del Tar Puglia non ha accolto, spiegando che “nessuno dei motivi di ricorso appare utilmente poter intaccare la legittimità dei provvedimenti impugnati” scrivono i giudici amministrativi. Quindici giorni dopo, il ribaltone da parte del tribunale amministrativo d’Appello, che “è necessario approfondire – si legge nel provvedimento – quantomeno nella sede cautelare collegiale ed in contraddittorio, i profili di adeguatezza dei motivi in base ai quali la Regione Puglia si è discostata da significativi rilievi critici del parere tecnico-scientifico dell’Ispra“.

Ricordando anche come la salvaguardia delle specie debba essere l’aspetto più importante da tutelare: “la compromissione del patrimonio faunistico, e dunque della biodiversità territoriale, appare quale pregiudizio – nelle more della decisione – per sua natura non ristorabile, trattandosi della distruzione di esseri viventi”.

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