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Bussi, Tar boccia Ministero. Minambiente: “sentenza non incide su bonifica in corso”

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Bussi. Il Ministero dell’Ambiente non doveva annullare l’appalto per la bonifica del mega sito di veleni ex Montedison di Bussi. Lo ha stabilito il Tar del Lazio con la sentenza n.347/2020, accogliendo i ricorsi di Regione Abruzzo, ARTA Abruzzo, Comune di Bussi e dell’aggiudicataria dell’appalto DEC-Deme.

Si trattava di un appalto da 45 mln inserito nelle leggi speciali post sisma L’Aquila e che erano destinati alla bonifica per la reindustrializzazione di uno dei siti chimici più storici e importanti d’Italia, che continua a inquinare da decenni.

I giudici amministrativi, che condannano lo Stato a 15.000 euro di spese di lite, nella sentenza definiscono la condotta del Ministero dell’Ambiente come “sviamento di potere”.

“L’esigenza della rapidità nella conclusione dell’iter amministrativo propedeutico alla bonifica di un sito cosi dannoso per l’ambiente non pare aver caratterizzato l’operato del Ministero nella vicenda di specie” – si legge nel testo della sentenza.

Per il Tar bisogna “procedere rapidamente alle opere di messa in sicurezza e bonifica ambientale previsti dalla legge, nonché a tutti quegli interventi volti alla riduzione delle esposizioni anche potenziali a contaminanti da parte delle popolazioni non è orientata da decisioni in materia di bilancio, ma è piuttosto il contrario”.

Spero che “ora il Ministero non faccia ricorso al Consiglio di Stato, ma apra subito quel confronto istituzionale e politico che già ci aveva negato in precedenza. Ora si adoperi per un rapporto di collaborazione istituzionale che indichi la strada migliore per arrivare alla bonifica del sito”  – commenta il presidente della Regione Marco Marsilio.

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Rincara la dose il Forum H2O che commenta: “il Ministro dell’Ambiente Costa chieda scusa e rifletta anche sul suo operato e se è in grado di governare adeguatamente la sua struttura ministeriale”.

Per l’Arta regionale invece si tratta di una battaglia vinta “per l’ambiente e per l’Abruzzo, convintamente al fianco della Regione e contro un Ministero che in maniera ingiustificata aveva revocato alla nostra terra 50 milioni di euro”.

“La sentenza del Tar, diffusa oggi ma non ancora notificata, sarà letta ed esaminata attentamente e lavoreremo per costruire il ricorso in appello al Consiglio di Stato – scrive in una nota il Ministero dell’Ambiente In ogni caso, però, la vicenda giudiziaria che riguarda gli interessi della società precedentemente vincitrice del progetto di bonifica della discarica di Bussi non impatta minimamente con i lavori in corso da parte di Edison, che non si sono fermati in attesa del giudizio e non si fermeranno ora”.

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“Più specificatamente – viene sottolineato – il 29 maggio scorso è stato completato il ripristino dei teli di copertura risultati danneggiati; il 7 luglio è stato avviato l’accantieramento per le attività inerenti la copertura superficiale; il 4 settembre riavviato l’emungimento dai 7 piezometri; il primo ottobre si è tenuto il tavolo tecnico con la partecipazione di Edison, del Ministero, di Ispra, Iss e Arta Abruzzo nel quale Edison ha rappresentato il percorso di adempimento suddiviso in tre fasi, con un cronoprogramma di massima della durata di sei mesi per le prime due fasi, per il quale gli enti partecipanti hanno espresso parere favorevole (cfr resoconto del tavolo tecnico notificato con prot. 79727 del 08.10.2020 e pubblicato sul sito web del Ministero dell’Ambiente). Da ultimo, con nota del 14 ottobre Edison ha comunicato che le attività di rimozione dei rifiuti superficiali erano quasi concluse e che il 27 ottobre avrebbe avviato le attività di “fase 0”, ovvero il rilievo topografico della rete piezometri e il successivo monitoraggio, e le indagini preliminari sui rifiuti e materiali di riporto presenti nell’area; con nota del 27 novembre 2020 Edison ha poi comunicato che il 1° dicembre avrebbe iniziato il primo monitoraggio delle acque falda sull’intera rete di piezometri esistente nelle aree esterne site a monte dello stabilimento”.

“L’obiettivo di tutti – conclude la nota – a prescindere da vicende giudiziarie che riguardano semmai situazioni del passato da definire, è di arrivare il prima possibile alla bonifica, che i cittadini e le cittadine abruzzesi stanno aspettando da troppi anni”.

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