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IL BUSINESS DEL PET: UN GIRO D’AFFARI CHE RICADE SULL’AMBIENTE

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Redazione TradeMachines

L’impatto dell’uomo sull’ambiente è un tema di cui si è parlato per anni, affrontando la questione con toni e punti di vista differenti (che vanno dal conciliante all’apocalittico). Sebbene sia davvero difficile che l’ennesimo allarme ambientale suoni come una novità, soprattutto in tempi in cui l’informazione viaggia a ritmi così esasperati, la strada che porta ad una maggiore coscienza ambientale, e ad una società dai consumi più sostenibili, pare essere ancora in salita. Un esempio per tutti: l’utilizzo della plastica.

Molto è stato detto riguardo l’utilizzo del PET e dell’impatto che questo materiale ha sull’ecosistema, molte sono le iniziative nate a sostegno di una maggiore sensibilizzazione sul tema. Ciononostante poco si sa circa le dimensioni del mercato dell’acqua e delle conseguenze che ha sull’ecosistema – per lo meno a livello di opinione pubblica. L’idea che l’acqua imbottigliata sia un bene necessario e insostituibile si è insediata nel nostro modo di vivere da quando, nel 1973, un ingegnere americano brevettò la produzione del PET per il contenimento della soda. Da allora il modo in cui consumiamo acqua è cambiato radicalmente: il mercato dell’acqua è diventato globale e abbiamo a portata di mano persino bottiglie importate dall’estero (importazioni precedentemente ostacolate dalla fragilità del vetro).

Ma quanto è grande il mercato dell’acqua? Grande, tanto da generare un giro di affari di circa 150 miliardi di euro annui. Solo in Italia lo scorso anno sono stati consumati 12Mld di litri d’acqua, garantendo al belpaese il primato europeo di consumo di bottiglie pro capite (ed è la prima nazione al mondo tra quelle con accesso ad acqua potabile).

La questione fondamentale però riguarda la necessità (o meno) del PET per imbottigliamento. Ci sono davvero alternative praticabili?
La risposta è tanto ovvia quanto sorprendente: l’acqua del rubinetto – molto spesso bistrattata e preda di un pregiudizio diffuso dalla cattiva gestione di alcune falde acquifere. A onor del vero, l’acqua corrente deve sottostare a maggiori regolamentazioni rispetto all’acqua in bottiglia (e nei “blind test” viene preferita a quest’ultima). Qualora ci fossero dubbi circa la qualità dell’acqua corrente si possono comunque effettuare test appositi presso enti locali.

Un consumo consapevole aiuterebbe a ridurre il nostro impatto sull’ambiente, andando ad incrementare la sostenibilità delle nostre abitudini alimentari. Molto spesso si tende a dimentaicare che il cibo e le bevande che consumiamo si inseriscono in meccanismi di produzione dei quali non vediamo bene tutti gli aspetti. Attenendoci al nostro esempio, si pensi ai processi orbitanti attorno alla distribuzione del PET: in termini di emissioni di CO², tra trasporto e fabbricazione, si produce annualmente una quantità di anidride carbonica che solo una foresta delle dimensioni della Gran Bretagna potrebbe compensare.

Un primo passo per aiutare il pianeta, e chi lo abiterà dopo di noi, potrebbe consistere nel riempire il carrello della spesa facendo attenzione a cosa si consuma. Il tutto non demonizzando la plastica come materiale ma cercando di farne un utilizzo nell’ottica della sostenibilità ambientale.

Per avere una panoramica sul tema si può fare riferimento all’infografica: Un mare di plastica, recentemente pubblicata da TradeMachines per sensibilizzare i propri utenti sul tema.

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