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Brexit, l’UE vuole includere nell’accordo il divieto del lavaggio del pollame con il cloro

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L’Unione Europea vuole includere nell’accordo della Brexit il rispetto degli standard sanitari europei sugli alimenti, tra cui il divieto del lavaggio del pollame con il cloro.

L’Unione Europea chiederà al Regno Unito di mantenere il divieto del lavaggio del pollame con il cloro come parte dell’accordo della Brexit, in una mossa che allo stesso tempo protegge gli esportatori di carne europei e ostacola l’accordo con gli Stati Uniti. Sotto le pressioni della Francia, nell’accordo verrà inserita una clausola per insistere sul fatto che “entrambe le parti debbano continuare ad avere degli standard sanitari negli alimenti e in agricoltura”.

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La clausola, introdotta nella sezione “Ambiente e salute”, serve ad assicurare all’Unione che certi metodi di produzione alimentari come l’utilizzo dei pesticidi o il lavaggio con il cloro non vengano eseguiti nel Regno Unito. Nel weekend, George Eustice, nuovo segretario dell’ambiente britannico, non è stato in grado di assicurare che il governo non permetta l’importazione di pollame lavato col cloro nell’accordo con gli Stati Uniti. La dichiarazione di Eustice ha causato delle polemiche nel Regno Unito dal momento che la National Farmers Union ha chiesto agli altri paesi europei di trattare “secondo gli standard britannici“.

L’Unione Europea teme che i fornitori di carne europei possano essere colpiti dall’accordo Regno Unito-USA. La proposta della Francia sulle condizioni sanitarie degli alimenti ha avuto l’approvazione degli altri stati membri mentre altre disposizioni sulla “parità delle condizioni” hanno ricevuto un sostegno unanime solamente da parte degli ambasciatori europei. Più in generale, c’è stato un dibattito tra il governo francese, che voleva vincolare completamente il Regno Unito al rispetto degli standard ambientali, sociali e dei lavoratori dell’Unione e altri Stati membri, che ritenevano fosse una richiesta troppo elevata.

A seguito dell’accordo con gli ambasciatori, l’Unione Europea chiederà il diritto di punire il Regno Unito in caso il governo non riesca ad allinearsi con le regole ma non insisteranno su un “allineamento completo” su tutti gli standard. Il compromesso riguarderà il diritto dell’Unione di applicare tariffe o sanzioni in caso di divergenze dovute “interruzioni delle pari condizioni di concorrenza”, con l’UE che rappresenterebbe il punto di riferimento per gli standard. Bruxelles desidera inoltre istituire un “organo di governo” incaricato di sovrintendere a un accordo che “dovrebbe avere il potere di modificare le pari condizioni degli impegni al fine di includere aree aggiuntive o stabilire norme più elevate nel tempo“. L’Unione chiederà al governo britannico di applicare anche le norme europee in materia di sussidi statali, l’unico tema sul quale Bruxelles richiede un allineamento totale nel tempo. Le regole europee infatti limitano i sussidi che possono essere concessi alle imprese.

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Il ministro tedesco degli affari europei, Michael Roth, ha dichiarato: “Il mio messaggio è cristallino per i nostri amici di Londra: mantenete le vostre promesse“. Amélie de Montchalin, segretario di stato francese per gli affari europei, sostiene che l’Unione abbia “un mandato robusto e preciso”, e che l’Unione Europea intenda dotarsi di un meccanismo per poter sanzionare le potenziali violazioni degli standard europei: “Zero tariffe non vuol dire zero controlli. La nostra posizione non è una posizione di vendetta, punizione o sanzioni, è una posizione razionale dal punto di vista economica. Penso che le imprese britanniche vogliano continuare ad accedere ai mercati europei e sanno che per farlo dovranno rispettare determinati standard”.

Secondo il ministro degli esteri olandese Stef Blok le negoziazioni saranno più complicate del previsto considerando la quantità di interessi in campo: “Spero che riusciremo ad ottenere un accordo con il Regno Unito prima della fine dell’anno. La pressione è immensa, gli interessi sono tanti. E’ un trattato molto complicato su cui bisognerà lavorare duramente”.Andreja Metelko-Zgombić, ministro croato degli affari europei ha spiegati che il mandato “E’ molto ambizioso e i nostri negoziatori avranno un quadro di riferimento per il futuro. Ovviamente è compito delle parti sedersi al tavolo e vedere fino a dove c’è la volontà di arrivare”.

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Il Regno Unito vorrebbe portare avanti un accordo commerciale come quello col Canada, con disposizioni più vaghe per garantire condizioni di concorrenza più competitive. La posizione dell’Europa è stata supportata dalla National Farmers’ Union, la cui presidentessa Minette Batters ha spiegato che sarebbe “folle” per Boris Johnson abbandonare gli attuali standard agricoli e alimentari del Regno Unito per concludere l’accordo negli Stati Uniti. Batters è preoccupata del fatto Johnson abbia respinto le preoccupazioni sugli standard alimentari americani, parlando di “isteria” e di “scherzi” in un discorso tenuto a Greenwich tre settimane fa. Per Batters “Sottoscrivere un accordo commerciale che può essere tradotto in apertura dei porti, scaffali e frigoriferi a prodotti alimentari che sarebbe illegale produrre nel nostro paese non sarebbe solo moralmente un fallimento. Sarebbe una pazzia“.

La preoccupazione non riguarda solamente i lavaggi con il cloro o con l’acido lattico ma anche l’utilizzo degli antibiotici sui prodotti alimentari che vengono utilizzati in Giappone, Australia, Cina, Canada, Brasile, Malesia e India: “Non si tratta di follia o di scherzi. E’ un dato di fatto”.

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