Politica

Elezioni Regno Unito, vittoria Johnson: “Brexit senza se e senza ma”

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Boris Johnson vince le elezioni e il mandato sulla Brexit è chiaro: “Usciamo dall’interrogativo Brexit o non Brexit. Ci sarà”. Il voto sull’uscita dall’Europa avverrà prima di Natale.

Dopo l’esito delle elezioni nel Regno Unito e la vittoria di Boris Johnson “usciamo dall’interrogativo Brexit o non Brexit. Ci sarà ormai il Brexit, è certo”. Così ai microfoni della radio francese ‘Rtl’ il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton commentando l’esito delle elezioni nel Regno Unito.

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“Ora tutto lascia pensare che l’accordo di Brexit sarà ratificato dal Parlamento britannico e quindi inizierà una nuova fase, quella della negoziazione tra Regno Unito e Ue. Dal primo febbraio saremmo nel post brexit con trattative commerciali estremamente complesse”. Questa fase, aggiunge, “potrebbe durare un anno ma potrebbe durare fino a fine 2022”

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“Si aspetta un negoziato per il commercio sino al 31 dicembre dell’anno prossimo”. Queste le parole del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al suo arrivo al Consiglio europeo commentando il risultato delle elezioni britanniche e le prospettive della Brexit. “Saranno negoziati difficili – ha detto Conte – perché i tempi sono stretti ma confidiamo che già i lavori preparatori lo avvieranno a conclusione facilmente”. Il premier italiano ha detto inoltre che la vittoria “netta” di Boris Johnson permette di “prospettare” un’uscita ordinata entro il 31 gennaio. Conte, conclude affermando che tra i due ci sono dei buoni rapporti, il che potrebbe aiutare all’incremento delle “relazioni economiche e i rapporti commerciali e culturali tra i Paesi”.

I senatori del Movimento cinque stelle della commissione Affari esteri affermano che “i britannici hanno confermato la loro scelta per la Brexit dando a Johnson un chiaro mandato per portarla a termine in tempi brevi, mettendo fine a un lungo periodo di stallo e instabilità'” e in una nota aggiungono: “Ci auguriamo, come abbiamo sempre fatto, che l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea avvenga in maniera ordinata e con la piena garanzia di tutela dei diritti dei nostri 700 mila concittadini residenti in Gran Bretagna e degli interessi delle nostre imprese che vi operano o vi commerciano. La Brexit avrà ripercussioni a livello geopolitico, in particolare in termini di rapporti euro-atlantici e inter-europei, che – concludono i senatori M5s – richiedono un’approfondita riflessione sul futuro della Nato dell’Ue e dei suoi equilibri interni”.

 “Il risultato elettorale aumenta notevolmente le possibilità che l’attuale exit deal sarà approvato nelle prossime settimane. Di conseguenza, è probabile che l’economia del Regno Unito godrà di un rimbalzo nel breve termine, sebbene un ritorno ai livelli di crescita registrati nel 2013-2014 sembra improbabile”. E’ l’analisi sugli impatti macro del senior european economist di Lgim, Hetal Mehta.

“Per il 2020, il risultato elettorale riduce le possibilità di secondi referendum sull’adesione all’Ue e sull’indipendenza scozzese. Il clamore per quest’ultima, tuttavia, è probabile che cresca nei prossimi mesi alla luce dei forti risultati del Partito Nazionale Scozzese (Pns). Rimangono ancora domande importanti sulle prossime fasi del percorso della Brexit, non ultimo il calendario per l’accordo su una “relazione futura” con i partner europei del Regno Unito”. Quanto agli impatti sui mercati, “nonostante un probabile miglioramento nel breve termine del sentiment degli investitori e del business, non prevediamo che la Banca d’Inghilterra toccherà i tassi di interesse nell’una o nell’altra direzione l’anno prossimo, per due motivi: l’inflazione al di sotto dell’obiettivo e le preoccupazioni persistenti sulla traiettoria del Regno Unito e delle economie globali. I mercati si stanno muovendo rapidamente sulla scia del risultato e impiegheranno un po’ a stabilizzarsi”, sottolinea Sonja Laud, cio di Lgim. 

Il parlamento uscito dalle elezioni di ieri in Gran Bretagna è il più’ multietnico di sempre, con un parlamentare su dieci che appartiene a una minoranza etnica. Lo rileva il think thank British Future sottolineando che dieci anni fa la proporzione era uno su quaranta. I deputati “non bianchi”, precisa il think thank, saranno 65 contro i 52 del 2017. Tra questi, 22 sono conservatori, 41 laburisti e 2 Libdem. Tutti sono stati eletti in Inghilterra

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